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MADDALENA E IL PESCATORE primo capitolo.  (Estratto dal libro Maddalena e il Pescatore)
E' la luce di una fredda alba di dicembre sul Mare di Malta. Il cielo, tinto di rosa e oro, si sdraia sulla coltre d'acqua cristallina, che bisbiglia, schiumando, al fischio del vento pungente.
Il latrato di un cane randagio, rompe il silenzio della notte appena svanita, tutto sembra respirare piano, nell'odore di terra ancora piena di brina. Nella camera da letto di un lussuoso attico vista mare, dietro il vetro della finestra socchiusa, Maddalena, scalza e stanca, avvolta in un plaid di lana azzurro, guarda fuori. Sul suo giovane viso, bellissimo e contratto, non vi e' ombra di riposo notturno, solo un sospiro d'attesa di qualcosa o di qualcuno che le dia una risposta....
Fra le nere e lunghe ciglia, scomposte da uomini maldestri, Maddalena pare trattenere una lacrima; le labbra tinte di rosso rubino sono socchiuse, morbide e carnose, il mento e' fiero...tutto di lei e' fresco e vissuto nel contempo, come la sua casa, lussuosa, preziosa, pregna di profumo forte di donna e di rose bianche, e piena di bambole bambine vestite di candido tulle, fra le bottiglie di cognac e i pacchetti di sigarette disseminati qua' e la' per le stanze.
Una folata di vento gelido, spinge il vetro della finestra sul suo viso ed ecco che ella solleva le mani per scostarlo.. e poi accade di nuovo.. dalla sua bocca asciutta, esce un pianto quasi fanciullo, un gemere pieno di dolore.
Maddalena, con un fil di voce, rotto da un sommesso pianto roco, per le troppe sigarette fumate, fiata ombre di vapore sul vetro della finestra e in quel vapore sussurra: ”ancora quel sogno...basta! non ne posso piu'”. Maddalena sente un fiume di lacrime mandarle a fuoco le guance e come un cieco cerca il proprio bastone per “vedere” dove sta andando, ella cerca ora il suo letto; vi si sdraia con pesantezza e ripercorre, come ogni volta, da 10 anni, il solito sogno: Si vede nel deserto, non sa quale, ne' dove, stremata, dolorante; il tempo e' diverso, sembra molto antico.. Indossa una lunga veste di lino rosso, sandali di cuoio, un' ampio mantello con cappuccio verde; il suo volto, segnato da un'eta' piu' matura, e' truccato pesantemente e ninnoli appariscenti ornano il suo corpo. Sente il sole bruciare sulla pelle e ha tanta, tanta sete; un'indicibile sofferenza nell'anima la attanaglia. Poi cade sulla sabbia infuocata e percepisce, accanto a lei, la figura di una donna e con la stessa donna si ritrova in una grotta fra le rocce. Quella donna appoggia con molta cura, sulle sue tempie, un'erba profumata e sul petto un panno di lino intriso di acqua freschissima poi, dolcemente, le si avvicina all'orecchio e le sussurra: “Maddalena, svegliati in questa Vita, stai per incontrarLo. Egli ti sta aspettando....conosce il tuo SEGRETO... quel velo che ti nasconde sta per cadere...e Tu, Rinascerai a Nuova Vita.''

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Maddalena prova a scuotersi con forza da quella visione. Solleva il capo dal cuscino umido e scomposto, a fatica tira dritta la schiena e si siede sul letto, poi discosta lentamente il piumino di seta blu; ...ecco che in quel blu cangiante appaiono i piedi, delicati e bianchi con le dita laccate di rosso fuoco, che ora si posano, in modo lieve, sul pavimento in marmo pregiato e freddo della stanza.
Si alza, tirandosi addosso il piumino, e, a passo lento, si avvia in cucina. Tira su con il naso l'aria fredda.. e farfuglia fra se' e se': “Un caffe' si'! il mio caffe' buono del mattino!” . Prepara con cura la moka e la mette sul fuoco. Un timido sole intanto, si sta alzando nel cielo ambrato. Maddalena scosta la tenda della finestra della cucina e guarda fuori, il suo sguardo si perde fra i giochi schiumosi del mare con il vento... nel mentre, un gustoso aroma di caffe' si espande nell'ambiente; ella ne annusa la scia e poi lo sorseggia socchiudendo gli occhi. In quel silenzio, intimo e complice, Maddalena geme ad alta voce: “Quando smettera' questo strappo al cuore? Questa sensazione di sentirmi stretta in questo tempo, aliena in questa societa', in questa mia vita, esule, in questo splendido pianeta che amo, che pulsa sotto la mia pelle, tormenta la mia anima...e mi lascia sola!.” Il cellulare di Maddalena vibra sul tavolo della cucina. E' Lorenzo, il suo ''protettore''.
Maddalena:”Cosa vuoi di prima mattina?”
Lorenzo:”Ehi! Bellezza sei sveglia? Pronta per una nuova giornata di business? Ho gia' organizzato tutto per il tuo pranzo di oggi con il Cav. Corrado Cafa', il paperone degli immobili di Malta, fatti da schianto e lavoratelo bene, mi raccomando dai!”.
Maddalena:”Si, si va bene, ora lasciami in pace, faro' quello che devo.” Catatonica, chiude la comunicazione con Lorenzo, appoggia la tazzina di caffe' vuota sul piano in marmo bianco della cucina, si ferma un momento a fissare il vuoto, si accende una sigaretta e si lascia cadere sul sofa' grigio perla del salotto. Il soffitto della stanza, nella sua visione, si trasforma in uno schermo, le palpebre cedono alla stanchezza dopo una notte insonne.. il tempo solo di abbandonare la sigaretta accesa nel portacenere sul pavimento e poi un' amaro sussurro esce dalle sue labbra socchiuse: “....la mia vita...”
Tutto, nel suo lucido delirio, si anima, ed ella precipita dentro quel ricordo, con tutta se stessa: “ Vieni stella di papa', vieni sulle mie ginocchia..facciamo un bel giochino insieme!” Maddalena sente sul suo corpicino di 4 anni, il fremito delle gambe ruvide e pelose dell'orco...suo padre; le sue mani callose e sudate affondare tra le sue tenere gambe innocenti... ha paura, ma non sa cosa fare; trema come una foglia; la smorfia viscida sulla faccia “dell'orco” la terrorizza al punto che non riesce a respirare, a piangere, ad emettere alcun suono...sola, confusa, subisce inerme il “gioco dell'orco”...suo padre.”
In quell'oblio, il trillo acuto e metallico della radio-sveglia la riporta bruscamente alla sua ordinaria realta'. Sospira profondamente asciugandosi una lacrima sul bordo delle labbra, lascia andare piano il collo all'indietro sul bracciolo di velluto del sofa'; la sua splendida chioma ramata si srotola fino a toccare il pavimento, poi gira il capo verso il tavolino in radica davanti al divano, allunga il braccio, prende la bottiglia di bourbon e la porta alla bocca, due sorsi veloci...si accende una sigaretta e di scatto si alza.
“Una doccia calda”, pensa, “e' ora....”, inizia la mia squallida commedia quotidiana. Maddalena prende le chiavi di casa e della sua rossa spider, chiude l'uscio, lentamente scende le scale e, fuori dal portone del residence, si ferma per un'istante con il naso in su', a guardare il cielo, ora denso di nubi grige. D'improvviso, gocce di pioggia battente, giocano a rincorrersi sui suoi lunghi capelli ramati. Maddalena sorride appena e pensa: ”ho mezz'ora di tempo per camminare e respirare l'odore del mare.....mezz'ora, prima di indossare la solita “maschera” e mettere in atto il mio SEGRETO.....(continua)

Maria Sion Crucitti © Riproduzione Riservata Teatro di Atlantide“.
Io Maria Sion Crucitti dichiaro, sotto mia responsabilita', che fatti, personaggi e luoghi del libro “Maddalena e il Pescatore”, sono del tutto casuali”.
Maria Sion Crucitti

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MADDALENA E IL PESCATORE secondo capitolo. Maddalena apre il cofano della sua spider rossa, prende l'ombrello, lo apre e si avvia lentamente verso il mare. Arrivata alla spiaggia, affonda gli stivaletti neri borchiati, nella fredda e umida sabbia color avorio. Cammina, lentamente, respirando l'odore di sale di quel mare che tutto di lei conosce; mare al quale ella si rivolge come unico e fedele amico e confidente fin da quando era bambina. Ora il suo sguardo si apre sul volo di un gabbiano e si posa su una barca da pesca che pare sospesa sulla schiuma di un'onda...quella barca...sempre la stessa; si presenta ai suoi occhi ogni volta che si volge al mare ..ella ne intravede, all'interno, la figura di un uomo intento a gettare le reti in acqua, e, come di consueto, un forte brivido improvviso percorre tutto il suo corpo. Chiude gli occhi e dal suo petto, sente sgorgare un CANTO, una dolcissima nenia senza parole; sente la sua voce perdersi in essa e la lascia andare nell'aria; non sa, non ricorda dove l'ha sentita, anche se la riconosce come molto familiare...quasi un caro RICORDO.
Quel CANTO, da quando era fanciulla, le esce dal CUORE nei suoi momenti intimi; forse e' lo stesso che ode nel sottofondo del suo sogno ricorrente, forse appartiene a quella donna, che nel sogno le dice: ''Maddalena, ti apriro' la strada all'incontro con Colui che ti sta aspettando''.
La voce melodiosa e dolce di Maddalena, si diffonde tutta attorno a lei e rimbalza sulle piccole rocce annegate nel bagnasciuga; tutto di lei pare perdersi in un intimo abbraccio con il cielo, per poi veleggiare sull'acqua al ritmo del suo respiro.
Un'improvvisa folata di vento freddo, con il suo fischio pungente, le accarezza le orecchie, quasi a richiamarla in presenza...  Maddalena guarda il suo orologio da polso che segna le 10.30; “Mio Dio e' tardi!! Devo andare.. il ristorante e' dall'altra parte dell'isola!!” La sua voce ritorna al tono ordinario; a passo lesto esce dalla spiaggia, si toglie con cura la sabbia dagli stivaletti e si avvia in tutta fretta verso la sua automobile posteggiata dall'altro lato della strada; le sue gambe, lunghe e slanciate, avvolte in un tubino di lana nero, accompagnano il ritmo flessuoso ed elegante dei suoi fianchi.
Sono le 12.00; Maddalena posteggia la sua auto davanti al ristorante. Il Cav. Corrado Cafa', attempato paperone degli immobili di Malta, comodo dentro il suo elegante abito grigio e seduto al tavolino del lussuoso ristorante, la sta aspettando, picchiettando nervosamente le dita sul tavolo...ha fretta di parlarle, di guardarla, di toccarla. Maddalena, per un attimo, si ferma sugli scalini d'entrata del ristorante, tira un lungo sospiro, si passa una mano fra i lunghi capelli ramati e umidi di pioggia, controlla se e' tutto a posto nella sua mise, ed entra quasi di fretta. Il suo sguardo, perso e velato di vacuita', adesso entra nel gioco delle parti..ammicca a Corrado Cafa' che si alza di scatto e le va incontro con aria impacciata e di falsa posa; aria di chi sta per darsi in pasto ai propri demoni...
Corrado: Maddalena! Eccoti finalmente! Meravigliosa Donna! Sei uno schianto! Fra poco ci raggiunge Lorenzo, gli do' la cifra pattuita per averti ancora per tre mesi....sai bene, che le cene di lavoro con il jet set di Malta con te accanto, e le notti bollenti con te addosso nel mio letto, mi fruttano cospicui contratti e...grande bruciante piacere! Mi costa dirti che a volte mi sento perso senza di te Maddalena, non posso piu' fare a meno del profumo della tua pelle, della tua innata classe, dei tuoi sospiri nella notte, del tuo misterioso e magnetico sguardo; mi costa ammetterlo, perche' so che non potro' mai averti tutta per me e mi confonde il fatto che provo questo desiderio... Sei una giovane e bellissima donna, la tua arte seduttiva e' innegabile! Faresti impazzire qualsiasi uomo! Eppure sei sempre e comunque distante da ogni cosa, da ogni persona, da ogni qualsivoglia offerta appetibile... Bando alle ciance! Godiamoci questo ricco pranzo e poi... voglio godere della tua maestria nel mio piede a terre, non vedo l'ora..
Maddalena: Certamente..ma sappi, che questo, nel tempo, ti costera' tutto... di te.
Corrado: Non esiste nulla che io non possa osare, per averti, bella e imperscrutabile Maddalena!
Corrado appoggia il palmo sudato della sua mano destra sui fianchi morbidi di Maddalena e con goffa cavalleria, scosta la sedia dal tavolo per farla accomodare. Un tripudio di cibi costosi ed elaborati si offrono al loro gusto per essere consumati; Maddalena, intanto, prosegue il suo gioco di seduzione sottile e giammai volgare. La sua VOCE, assoluta protagonista della sua Arte, fa scivolare lentissimamente l'attenzione di chi l'ascolta, dentro un mondo sconosciuto, impalpabile e profumato di candido mistero...e' una danza inebriante la gestualita' delle sue splendide mani che giocano spostando l'aria che le accoglie e del suo magico sguardo, in fondo al quale, nessuno di quegli uomini ansimanti dentro il suo ventre, ha visto mai, quella tristezza antica, quel languore di profonda solitudine... mascherati da meretrice. 

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La magia viene interrotta dall'arrivo di Lorenzo che, lanciato nel suo passo tronfio e scomposto, spinge un'occhiata diretta e complice a Maddalena e un saluto servile a Corrado, poi si siede rumorosamente al loro tavolo. La trattativa si conclude velocemente come da routine; una firma veloce, una busta gonfia di carta moneta che passa dalle mani di Corrado a quelle di Lorenzo e via....quest'ultimo si alza dalla sedia e, con fare coatto e maldestro, si dirige verso l'uscita del ristorante. Sono le 14.30; il pranzo e' terminato, il conto pagato. Maddalena e Corrado escono dal ristorante e si dirigono verso le rispettive automobili.
“Ci vediamo al mio appartamento” le sussurra Corrado all'orecchio; ”mi raccomando Maddalena, come sempre, lascia andare avanti me per primo... e poi seguimi; la gente e' pettegola, non voglio che si sappia dei nostri incontri...sai, ho un nome di prestigio e tu sei conosciuta in zona..la mia immagine voglio che rimanga “protetta” da scandali, soprattutto con escort... mi capisci vero cara?”...
Maddalena non si concede con lo sguardo, scosta la mano di Corrado dalla portiera della sua automobile, e risponde imperturbabile ”certo... certo lo so... lo so”.
Seduta sul divano di velluto verde oliva del piede a terre, con le gambe accavallate, Maddalena segue con lo sguardo Corrado che si muove, con ostentata calma, dietro il bancone del suo lussuoso angolo bar, vista mare. L'uomo prende due bicchieri; la bottiglia di bourbon aperta, nelle sue mani, lascia andare il proprio forte aroma e il ghiaccio abbondante tintinna dentro le due coppe di cristallo.
Sta per iniziare la solita farsa di Maddalena: il cin cin con i drink, la sua mano che scivola lungo i bottoni della camicia di Corrado, poi sale su fino all'ultimo bottone del colletto e si posa sul collo, poi arriva alle tempie. Le lunghe e affusolate dita di Maddalena ora sono sulle ciglia dell'uomo; lo guarda intensamente negli occhi, lui abbassa lentamente le palpebre e... accade ancora una volta, Maddalena mette in atto il suo SEGRETO...

E' un freddo lunedi' sera di dicembre a Malta, Maddalena cammina a passo lento sul lungomare; le mani in tasca dei jeans; il pesante poncho di cachemire, color sabbia, le copre i delicati polsi; i capelli sono semi raccolti, il viso pulito. E' la sua serata libera.
... ”la mia serata ''libera''(ride amaramente a bassa voce)... certo, libera di gestire le persone e le situazioni a mio piacimento; libera economicamente, libera da ogni legame, libera di ubriacarmi... e cosi' sola, prigioniera di un cappio esistenziale dorato che mi stringe il cervello e il cuore fino ad annichilirmi, prigioniera e succube del mio SEGRETO!..che triste paradosso, se tutti sapessero...
Maddalena respira profondamente alzando lo sguardo al cielo che luccica di stelle e alla luna adamantina, signora e complice silenziosa del suo tormento. Dall'altra parte del marciapiede, la luce blu di un'insegna, attira la sua attenzione.. “e' ancora aperto il baretto di Giorgio! si si, adesso ci sta un bel drink! ”esclama assecondando quella distrazione dalle sue tristi riflessioni.
Maddalena accelera il passo, arriva al bar, si siede ad un tavolino, vi appoggia sopra i gomiti, mette le mani sotto il mento e cerca con gli occhi il cameriere e Giorgio, il proprietario del bar, per salutarlo. Solo pochi tavoli sono occupati, un alito di vento inquieto si muove fra i capelli di Maddalena; una rilassante musica fusion si espande nell'aria circostante. Come spesso le viene da fare, Maddalena si guarda intorno, osserva, si diverte a fare riflessioni sulle persone, ambienti, profumi, odori... e su se stessa. D'un tratto pero', tutto in lei tace di botto; i suoi occhi incrociano, nel velo della notte, lo sguardo di un'uomo, seduto, da solo, ad un tavolo poco distante dal suo, alla sua destra. Non c'e' luce abbastanza perche' lei possa distinguerne bene i tratti del viso, ma sufficiente per sentirne l'intensita' e il luccichio dello sguardo sospeso nel riflesso perlaceo della luna sull'acqua. Maddalena sente una fortissima emozione allo stomaco, il ritmo del suo respiro spinge forte nel suo petto, il cuore entra nel SILENZIO.
“Cosa mi succede? Non mi sento molto bene”...mormora fra se' e se' Maddalena portandosi la mano sinistra al petto; “...che sia lo sguardo di quell'uomo?.. cosi' lontano dalla sensazione di gelatina molle e fredda, che, solitamente, sento appiccicata addosso quando qualcuno mi fissa con insistenza....quel suo sguardo... mi sfiora come aria calda il petto e il ventre e poi su su fino alla gola..mi toglie il respiro, mi ferma il cuore.. e poi precipita dentro me, li'... dove non oso guardare”. Tutto, attorno a Maddalena, i contorni delle persone, dell'ambiente, tutto le arriva liquido e vellutato. Ella precipita dentro gli occhi dell'uomo, risponde al suo silenzioso invito ad accorgersi di lui, sente un leggero capogiro..le gambe tremano. L'uomo si alza e, quasi fluttuando nella notte, si dirige verso il tavolo di Maddalena. Il suo nome e' Mahel.... (continua)

Maria Sion Crucitti © Riproduzione Riservata Teatro di Atlantide“.
Io Maria Sion Crucitti dichiaro, sotto mia responsabilita', che fatti, personaggi e luoghi del libro “Maddalena e il Pescatore”, sono del tutto casuali”.
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MADDALENA E IL PESCATORE terzo capitolo.  (Estratto dal libro Maddalena e il Pescatore)
Mahel si ferma ad un passo dal tavolino dove siede Maddalena, esattamente li' dove il chiarore del bianco astro celeste e' piu' intenso. Ed ecco.. ella tace, trattiene il respiro... Uno tsunami di Luce Radiosa investe tutto il suo ESSERE e, nel palpito lucente della complice Luna, l'azzurro intensissimo delle pupille dell'uomo, affonda dentro il suo sguardo inquieto.
Visibilmente disorientata, Maddalena tenta, con tutte le sue forze, di alzarsi dalla sedia e scappare via, ma uno strano stato la coglie di sorpresa; la sensazione di non avere piu' un corpo fisico bensi' di essere un vacuo palloncino sospeso nel Cosmo! E' irresistibile! Maddalena, suo malgrado, cede e si lascia andare senza opporre piu' alcuna resistenza. Simile al miele piu' dolce che ella abbia mai portato alla bocca, quell'Onda di Luce, penetra tutti i suoi 5 sensi ed ella, avvolta in quella magica fluttuazione, non si aggrappa piu' alla coscienza del suo corpo di carne.. lo sente addosso come una tuta di morbida seta... Ed ecco! Dolcemente, quell'eterno istante senza tempo svanisce; Maddalena, con ancora viva la percezione del proprio corpo come fosse una morbida tuta di seta, plana con leggerezza al centro della sua ordinaria coscienza, sente la sedia sotto i glutei, la musica fusion nell'aria e il sibilo del fango delle pozzanghere sulla strada, al passaggio delle automobili nella pioggia.
Dove era stata fino ad allora? Il Tempo dove era andato? Il Tempo, per un lunghissimo istante, aveva smesso di esistere... La Voce calda e profonda di Mahel, risuona ora nelle sue orecchie:
Mahel:”Posso aiutarla?....e' cosi' pallida...”
Maddalena: “Aiutarmi? No no..sto bene..Lei piuttosto, si puo' sapere perche' mi fissa in quel modo strano?” (ella tenta cosi' di declinare la responsabilita' del suo imbarazzo a Mahel).
Nel mentre, si crea un silenzio sospeso, dentro il quale Mahel respira fra il battito del suo Cuore e quello di Maddalena.. poi le sussurra: “Davvero l'Amore la spaventa cosi' tanto?”
Maddalena (basita, infastidita e molto a disagio replica): “Amore? Ma chi e' Lei e di cosa sta parlando?” Mahel: “Il mio nome e' Mahel, sono un pescatore e vivo a Malta da solo. Ho due Amici; il Mare e Joy, il mio cane. Mia madre abita poco distante da me...posso sedermi al suo tavolo e conoscere il suo nome?” Maddalena, ora completamente presente a se stessa, lo guarda senza dire nulla..nei suoi occhi un velo imperturbabile. Mahel non aspetta risposta e si siede accanto a lei.
Maddalena: “Maddalena...mi chiamo Maddalena e non ho amici; solo contatti di sopravvivenza”.
Mahel (dolcemente, sostenendo il suo sguardo): “Ora ne ha uno Maddalena... amico intendo” Maddalena (alzandosi di scatto): “Basta cosi'! Bella maniera di agganciarmi! peccato che con me non attacca!” (e con un fil di voce, quasi parlando a se stessa):”non in questo modo per lo meno!” Maddalena gira le spalle a Mahel e fa per allontanarsi nervosamente, ma egli, alzatosi in piedi, la trattiene con ferma delicatezza, appoggiando la sua mano sul suo gomito. Maddalena rimane immobile per un'istante, volta leggermente il viso di lato, il suo zigomo destro si contrae, piega il capo verso la mano di Mahel sul suo gomito e, con cautela, si gira completamente verso quell'uomo, che sente vicino.. sempre piu' vicino ai suoi capelli. Mahel (quasi in un soffio) le annuncia: “Strada Del Mare 77, io abito li'. Nel caso in cui ci ripensasse Maddalena, puo' passare a trovarmi...le offro una tazza di te' e le presento Joy, il mio cane”.
Maddalena alza lo sguardo all'altezza degli occhi di Mahel, vi si sofferma esitante, poi, con uno scatto fulmineo, si sgancia dalla sua presa e si avvia con passo deciso verso casa. E' tardi, non ha voglia di pensare, vuole solo allontanarsi in fretta da quella situazione. Mahel la guarda svanire nella notte, lo splendore delle stelle palpita dentro i magici occhi dell'Uomo.. sulle sue labbra si apre un dolcissimo sorriso...
E' l'alba di un nuovo giorno a Malta, Mahel, seduto sulla sua sedia a dondolo di giunco brunito, sulla terrazza della sua casa di fronte al mare, accarezza Joy, il suo cane, in silenzio. Il bollitore, in cucina, fischia e sbuffa vapore caldo; un aroma di te' alle erbe si diffonde nell'ambiente semplice e pregno di odore di mare. Nel cielo rosa pesca, si muove, lento e silenzioso, un aereo. Dalla porta d'ingresso della casa, entra una donna esile, dal passo scalzo e gentile; il suo incarnato e' color dell'ambra, i lineamenti del suo viso sono delicati e perfetti; gli occhi, leggermente orientaleggianti, hanno il colore e la trasparenza dell'acqua fresca di sorgente. I capelli, sale e pepe, sono raccolti sulla nuca e tenuti fermi da un fermaglio di legno di sandalo. Sulle spalle porta uno scialle in lino azzurro, di cui ella ne tiene i capi con le mani, sul petto. La veste, sotto lo scialle, color carta da zucchero, e' sobria ed essenziale. Ella avanza sul pavimento in legno scricchiolante della casa, quasi in punta di piedi.. si ferma un istante dietro le spalle di Mahel, si lascia andare ad un lungo sospiro, poi appoggia delicatamente la sua mano sul suo braccio. Il suo nome e' Miriam, madre di Mahel.

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Miriam si avvicina all'orecchio dell'uomo:
Miriam:”So quanto soffri Figlio a vederla cosi'..so quanto l'hai cercata, aspettata, seguita in silenzio, nascostamente; ora tu sei consapevole che il “Tempo” e' giunto... stai tranquillo, la riporteremo al Ricordo... Mahel si volge a Miriam, le prende con dolcezza la mano e la trattiene sulla sua guancia, come quando era bambino. Tace e pensa fra se' e se': ”L'Amore per una Donna.... questa meravigliosa espressione del SERVIZIO a Colui che E', che si fa chiamare con infiniti Nomi e che e' la Via, la Verita' e la Vita. Ella ancora non sa che sta per svegliarsi a chi e' veramente; alla sua, alla nostra missione in questo Tempo e in questo Spazio... in questo mondo. La Grande Opera sta per avere inizio”.
In quell'istante, all'occhio interiore di Mahel, si apre un'antica Visione: (Egli e' sulla Croce e Lei.... bacia i suoi piedi massacrati dai chiodi. Lei e' composta, presente... Lei sa... conosce il Segreto; in fondo al suo Cuore, palpita la Gioia, mascherata da un'infinito dolore.
Poi, nella mente di Mahel, la Visione del Golgota va in dissolvenza, mentre un'altra Visione si apre agli occhi della sua Anima: Vede il Mare di Tiberiade, il sole del tramonto che affonda lentamente nell'acqua immobile, si rivede sulla sponda del mare accanto a Lei che ascolta, raccolta e intensa, le sue Parole: la Rivelazione del Segreto.. poi, cosi' come la visione e' apparsa agli occhi dell'UOMO, allo stesso modo, istantaneamente, si dissolve, definitivamente). Mahel rientra nella coscienza ordinaria, si alza dal dondolo, si volta verso Miriam e l'abbraccia teneramente.
Miriam:”Figlio mio......” Mahel (appoggiando la sua fronte su quella di Miriam):
“Madre....” Miriam: “E' giunto, per te, Figlio, il Tempo dell'Annuncio della GIOIA alle Creature tutte...
Annuncio che farai a Lei per prima... a Colei, che in quel Tempo, ha bagnato i tuoi piedi con le sue lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli... che ha unto il tuo corpo con oli profumati quando giacevi sul freddo marmo... e che ti ha tanto...tanto amato..”
Mahel : “Si, Madre...ora e' Tempo che io esca con la mia barca..e getti le reti in mare....brillano come diamanti al sole e saltano tutti quei Pesci al largo....li vedi Madre?... mi stanno aspettando...”.
Il volto di Miriam rispende come il Sole... Ella ora e' Pura Gioia incarnata..dalle sue labbra esce un Canto, senza parole... Mahel entra in quella Luce Radiosa e poi si avvia verso la sua barca.
Maddalena ha appena terminato di fare shopping; con pacchi e pacchetti si avvia alla sua automobile e deposita il tutto nel bagagliaio; nel fare questa azione viene attratta dal suono a festa delle campane della Chiesa della piazza e dalle risate di un gruppo di persone, proprio davanti alla porta principale della Chiesa. Essi applaudono e lanciano riso ad una coppia che si e' da poco unita in matrimonio. Maddalena, appoggiata al cofano della sua spider, con le braccia incrociate sul petto, sotto il cappello a falde larghe blu e vistosi occhiali da sole, osserva la scena. Un moto nostalgico, si apre all'improvviso dentro il suo cuore, una sensazione di tristezza e compassione e, riflette dentro di se: “Poveretti! Non hanno la minima idea di cosa li aspetta! tanta apparente felicita', che presto si spegnera' in una noia senza fine...”. Maddalena scuote il capo, rientra nella sua auto, estrae dalla sua pochette blu un pacchetto di sigarette, ne accende una, quando, come un'esplosione, avverte una voce forte e chiara dentro di se', che riecheggia in tutta la sua persona, come se ella fosse un grande diapason. La voce, dolce e calda, risuona cosi' nel suo petto: ”Maddalena... non avere paura, presto tu non ci sarai piu'..ci saro' soltanto io..”. Maddalena, spaventata, balza fuori dalla macchina e si guarda a destra e a sinistra poi, a voce alta, quasi urlando: “ che sta succedendo? chi c'e' la' fuori? no..no.. sto impazzendo forse?...ma si'...e' lo stress..devo calmarmi... accidenti, prima il Segreto poi il Sogno, e adesso anche la voce! Basta!!! Ma caspita, quella voce!! a me pare di averla gia' sentita...dove?.....DOVE?. Mi ricorda qualcosa che ha a che fare con quell'uomo dell'altra sera... il pescatore... mio Dio forse sono presa dagli spiriti malevoli! ci mancava solo questo... e se andassi da uno di quelli di Chiesa... come si chiamano?!....ah si ecco, esorcisti mi pare!! Chiesa??! ma e' davanti a me una chiesa....vado...certo sono proprio alla frutta!! dai Maddalena datti una mossa!!”. Maddalena chiude in fretta la portiera dell'auto e, a passo lesto, si avvia verso l'entrata della Chiesa. Appena sulla soglia si blocca di colpo; il suono soave e magnetico di un'organo la investe come un muro d'acqua..fa un passo indietro confusa, poi decide di entrare. E' la prima volta che varca la soglia di una Chiesa. La fiamma delle candele, davanti all'altare principale, sembra danzare nell'aria; un'intenso profumo di incenso si espande fra gli sfarzosi addobbi floreali bianchi. Tutto le appare come una magia immersa in una atmosfera sospesa... Maddalena, prende un profondo fiato, si avvicina all'acquasantiera, sta per immergere le dita per farsi il segno della croce, quando avverte, dietro di lei, una presenza... (continua)

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MADDALENA E IL PESCATORE quarto capitolo.  (Estratto dal libro Maddalena e il Pescatore)
Maddalena, prende un profondo fiato, si ferma vicino all’acquasantiera e guarda dritto verso il Crocefisso in legno appeso sopra l’Altare Principale della Chiesa. Cerca invano in se stessa un’emozione, ma nulla, tutto tace nel suo Cuore. Assorta in quella amara riflessione, sobbalza di scatto quando improvvisamente “sente”, dietro di lei, una Presenza; ne avverte il respiro. Alla tiepida luce delle candele accese, ne intravede l’ombra, con la coda dell’occhio, riflessa sulla colonna attigua alla sua destra; uno strano brivido le corre lungo schiena... Fulminea, senza voltarsi, si avvia, sempre piu’ inquieta, lungo la navata, verso il grande Altare.
MADDALENA (fra se’ e se’):“Questo incubo deve finire! Comincio ad avere paura... e non posso permettermelo in ogni senso! Smettila Maddy! Piantala di vaneggiare e cerca il prete!”.
Giunta davanti all’Altare Principale, Maddalena si guarda intorno; la Chiesa pare essere deserta, ma ecco che alla sua sinistra, ella scorge, sulla panca in prima fila, la figura di una donna. La luce soffusa e dorata delle candele accese attorno all’altare, insuffla, sul viso della sconosciuta, un alone tremulo e opalescente. Maddalena, decide di chiedere a lei l’informazione riguardo la ricerca del prete. Le si avvicina con agitata e titubante discrezione e, nel mentre, ne osserva il profilo; e’ ben definito, delicato e sereno. I capelli, sale e pepe, sono raccolti sulla nuca e tenuti insieme da un fermaglio in legno; sulle spalle porta uno scialle azzurro; il vestito e’ semplice, color carta da zucchero. Maddalena (ormai ad un passo da lei, si protende verso il suo l’orecchio e, con un fil di voce): “Mi scusi... sa indicarmi dove e’ la sacrestia?... sto cercando un prete...” La Donna, volta il viso verso Maddalena.
DONNA (sorridendo):“Oh cara, non saprei proprio! E’ la prima volta che entro in questa chiesa! Ma che meraviglia di ragazza e che eleganza! Lei e’ sicuramente una parente degli sposi vero?”
MADDALENA (si ritrae sorpresa, poi divertita e confusa): “No no signora... sono qui per tutt’altro!”
DONNA (con tenera complicita’ sussurra): “Gia’... Sta cercando un sacerdote mi diceva... Ci sono! Sta organizzando il suo di matrimonio!” MADDALENA (spalancando gli occhi): “Figuriamoci! Mi perdoni, ma non ci penso neanche!” DONNA (sorridendo): “ah..capisco. Comunque deve fare un lavoro di prestigio! Il gusto e la grazia non le mancano e, di certo, non passano inosservati!”. Maddalena si incupisce, abbassa gli occhi, si tormenta imbarazzata le dita delle mani e rimane in silenzio per qualche secondo. DONNA (osservandola attentamente): “Mi perdoni, non volevo essere indiscreta..in ogni caso, faccia i complimenti alla sua mamma! Sicuramente sara’ molto orgogliosa di avere una figlia come lei!”. MADDALENA (rialzando lo sguardo sulla Donna): “Veramente... non proprio... ma lasciamo perdere.” DONNA (eludendo l’imbarazzo di Maddalena): “Come ti chiami? posso darti del tu? Potresti essere mia figlia sai?” MADDALENA: “Mi chiamo Maddalena e...lei?” DONNA: “Il mio nome e’ Miriam. Ho un figlio, si chiama Mahel e fa il pescatore qui a Malta”. MADDALENA (sobbalza, fa un passo indietro poi aggiunge sarcastica): “….e magari suo figlio ha anche un cane di nome Joy!!” MIRIAM (sempre molto tranquilla e composta sorride e, senza mostrare alcuna sorpresa): “davvero tu conosci mio figlio Maddalena? E anche Joy?” MADDALENA (sconsolata): “Signora...cioe’ Miriam, scusi ma ora devo proprio andare!” Maddalena esce dalla chiesa frettolosamente, dimentica del motivo per il quale vi era entrata, nella testa e addosso ha solo una grande confusione. Sceglie di rimuovere tutto... BASTA!.
Maddalena, seduta al tavolino del bar di Giorgio, sorseggia pensierosa un bicchiere di latte caldo. Lorenzo, seduto di fronte a lei, continua a parlarle... LORENZO (si accorge che Maddalena non lo sta ascoltando, assente e lontana. Irritato e frenetico la prende per un braccio e blatera): “Bellezzaaa! Ci sei? Hai sentito cosa ho detto? Ho detto che questa sera ti porto al cinema! Stai andando forte sai! Ottimi affari e guadagni! Purtroppo, bocconcino pregiato, non vuoi che io mi faccia un giro con te e mi snobbi sempre; certo, vai a mille e per questo accetto le tue condizioni! Te la tiri assai ragazza eh! Pero’ mi frutti grandi profitti in soldoni e questa, per me, e’ la cosa principale!!” MADDALENA (disgustata e annoiata): “Piantala Lorenzo! Vai a fare quello che ti viene meglio e non rompermi le scatole! Sei l’ultima persona che ho voglia di stare ad ascoltare in questo momento! E sia per stasera, ma ora lasciami in pace e sgomma dalla mia vista!” LORENZO (scocciato): “e va bene, me ne vado gattina selvatica! Tiri fuori le unghie eh! Occhio a non esagerare pero’, altrimenti...” MADDALENA (impassibile): “mavaffaaa...!” LORENZO (cercando di contenere la rabbia): “Ehi, guarda che vengono anche il Marco con la Lizzy. Sai che lui e’ un’ottimo ponte per contatti facoltosi..” MADDALENA (sbuffando): “Che palle! Ma chi la regge la Lizzy e le sue manie con la Madonna, Gesu’ e tutti i santi!” Lorenzo si allontana brontolando e Maddalena tira un sospiro di sollievo. Si toglie il fermaglio in cuoio dai capelli, e scuote il capo; i bellissimi lunghi capelli ramati, come fili di seta, scendono a pioggia sulle sue spalle nivee.

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Sono le 20.30, Maddalena esce dalla doccia, indossa il suo morbido accappatoio in ciniglia bianca e si avvia in cucina; pochi sorsi veloci al Bourbon... appoggia con rabbia la bottiglia sul piano in radica del mobile bar, si sposta in camera da letto, si tampona i capelli con l’asciugamano, si siede ai piedi del letto davanti alla finestra e si spazzola i capelli gocciolanti; il suo sguardo si perde in un punto lontano, nel vuoto. Il cellulare vibra sul comodino; e’ Lorenzo. Maddalena risponde.
LORENZO (ironico e sfrontato): “Allora, sua maestà, fra quanto sei pronta? Tra mezz’ora stendo il tappeto rosso sulle scale e ti aspetto in macchina ah!ah!” MADDALENA (secca): “Dovresti farlo davvero, uomo stupido... se sapessi....” LORENZO (dopo un’attimo di sospensione in silenzio): “Sapere cosa bellezza?” MADDALENA (sorridendo tra i denti): “niente di bello per te... comunque, dammi 20 minuti e stai a cuccia.” Maddalena interrompe la comunicazione telefonica e, mentre si veste, pensa fra sé e sé: “(Lizzy... bella ragazza si’!..bah! lei una escort! Io la vedo piu’ come una suora; cosi’ noiosa con le sue immaginette clericali! Con quel tipo poi.. Marco; lei lo ama dice e sostiene che sta con lui per amore, perche’ e’ sicura che un giorno lui capira’ e la sposera’, che ingenua! Marco e Lorenzo insieme, il gatto e la volpe, uno piu’ idiota dell’altro! Almeno io...( Maddalena si intristisce di botto) almeno io che cosa? Lasciamo perdere...)”. Maddalena cerca la bottiglia di Bourbon in cucina, la sposta continuamente per la casa, un po’ qua e un po’ la’... sempre a portata di mano. Suona il citofono, Maddalena e’ pronta, chiude l’uscio e raggiunge Lorenzo; sale sulla sua mustang rossa... una forte sgommata, e via verso il cinema.
MARCO e LIZZY (contemporaneamente): “Ehila’! Ragazzi siamo qui!” Dall’altra parte del marciapiede, Marco e Lizzy, sbracciando e vociando, richiamano l’attenzione di Lorenzo e Maddalena. Fatte le comuni formalita’, si dirigono tutti insieme verso l’entrata del cinema. Un grande totem, a lato della biglietteria, annuncia il titolo del film: ‘’Fratello Sole e Sorella Luna’’ di Franco Zeffirelli. Maddalena si ferma, legge, trattiene una cinica risatina e poi procede con la sua lunga e sinuosa falcata, verso la compagnia che la sta aspettando. Entrano tutti in platea, si accomodano e, mentre Marco e Lorenzo, in attesa della proiezione, si scambiano fra loro i soliti discorsi ‘’business’’, Lizzy si avvicina all’orecchio di Maddalena.
LIZZY (furtivamente, a voce bassissima): “Mio Dio Maddy! Che opera di convincimento con Marco per portarmi a vedere questo film! Vedrai che meraviglia! E’ la storia d’amore tra San Francesco e Santa Chiara... che capolavoro! Marco non lo sa, ma io, di nascosto, l’ho gia’ visto due volte! Ti piacera’ Maddalena vedrai...” MADDALENA (con un sussurro concitato si avvicina all’orecchio di Lizzy): “Lizzy... ma mi spieghi che cosa ci trovi in questi santi, cristi e madonne? Sono l’oppio dei poveri, come le religioni! Ascolta... ma se proprio ti senti portata per la vita da monaca, perche’ non esci dal ‘’giro’’? Io ti aiuto se vuoi... posso farlo credimi... Cosa ti aspetti da Marco? Che bene puo’ volerti uno che ti vende come carne da macello per guadagnarci su? Come puoi pensare che un giorno lui ti chieda in moglie? Svegliati e guarda la realta’ Lizzy! Mi fai tanta tenerezza con questa tua ingenuita’! Tu non sei come me... tu sei una ragazza pulita e capace ancora di sognare... io... invece, sono tutt’altro...” Lizzy (guarda Maddalena come una bimba imbronciata, le prende la mano e, mentre le luci della sala si spengono e sullo schermo appare il titolo del film con sottofondo di colonna sonora, le sussurra): ”Dai Maddy! non dire cosi; io credo tu non sia come ostenti d’essere! Vedrai, quando ti innamorerai veramente di un uomo, comprenderai...” Maddalena trattiene una mano sulla bocca per sventare una risata amara e appoggia l’indice della mano destra sulle labbra come per dire ‘’silenzio”. Non ha piu’ voglia di ascoltare le “stupidate” di Lizzy... nel mentre pero’, dentro il suo petto, sente accelerare il battito del cuore...”perche’?” (si domanda fra se’ e se’). “Fratello Sole e Sorella Luna” inizia. Marco e Lorenzo, vengono spesso richiamati a fare silenzio. Lizzy, completamente rapita, lacrima, mentre Maddalena, assente e annoiata, segue svogliatamente il film, masticando rumorosamente pop corn. Ad un tratto pero’, nel bel mezzo della scena del battesimo di Santa Chiara, fatto da San Francesco vicino ad una cascata, Maddalena sente un lieve capogiro, una nebbia sottile davanti agli occhi, tutto attorno le arriva vago e lontano; l’udito le si attutisce quasi totalmente e sullo schermo di proiezione, al posto del film in atto, le appare un’altra scena in cui, al posto di Francesco, c’e’ un uomo, del quale non ne vede i contorni ne’ il volto in modo definito. L’uomo e’ in piedi sulla riva del mare, indossa una lunga veste di lino bianco e, davanti a lui, di spalle, una donna ...(continua) 

Maria Sion Crucitti © Riproduzione Riservata Teatro di Atlantide“.
Io Maria Sion Crucitti dichiaro, sotto mia responsabilita', che fatti, personaggi e luoghi del libro “Maddalena e il Pescatore”, sono del tutto casuali”.
Maria Sion Crucitti

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MADDALENA E IL PESCATORE quinto capitolo.  (Estratto dal libro Maddalena e il Pescatore)
L’Uomo e’ in piedi sulla riva del mare, indossa una lunga veste di lino bianco e, davanti a lui, di spalle, una Donna... Maddalena ne distingue i lunghi capelli ramati, raccolti dentro il cappuccio del mantello verde smeraldo. Quell’uomo, nello stato alterato di coscienza di Maddalena, pare essere bello come il Sole; i suoi capelli sono neri come l’ebano, gli occhi, due squarci di luce azzurra, tuffata in Radiosa Luce, avvolgono la Donna che gli sta di fronte, dentro uno sguardo profondo di Puro Infinito Amore. Maddalena sente il cuore batterle furiosamente nel petto, le manca il respiro, ancora una volta ha paura...si alza di scatto ed esce in fretta dalla sala del cinema....nessuno si accorge di nulla... nessuno la segue... Sotto la pioggia battente, corre verso il mare. Arrivata sulla spiaggia si toglie le scarpe, le raccoglie convulsamente e, singhiozzando, inizia a correre, poi inciampa vistosamente... il suo corpo, a peso morto, cade riverso sulla sabbia ruvida e zuppa d’acqua. Maddalena trema dal freddo; sul suo bel viso sconvolto, il trucco disfatto dalla pioggia e dalle lacrime, disegna una maschera di colori scuri, liquidi e scomposti; e’ stanca di lottare, di soffrire, di vivere... con grande fatica si rigira sulla schiena, la sua supplica al cielo livido e grigio, riecheggia tra le rocce e il sibilo del vento.
MADDALENA: “ Chi sei tu che mi tormenti? Cosa vuoi da me? Cosa ti ho fatto? ” Il suo urlo soffocato si perde sbattendo contro le onde alte e schiumose del mare agitato e metallico..la sua supplica attende a lungo, invano, una risposta... E’ scesa ormai la notte a Malta; Maddalena, dopo aver camminato per ore senza meta, scalza, con le scarpe in mano, zuppa d’acqua dalla testa ai piedi, pallida e stremata, si dirige verso casa; non un pensiero nella sua mente, non piu’ lacrime sul suo bellissimo viso; dentro il cuore, un vuoto sordo e cupo. La solitudine, priva di aliti di speranza, dilata il suo sguardo perso nel nulla. Sulla soglia del suo appartamento trova Lorenzo che tesissimo e pieno di rabbia, cammina avanti e indietro fumando nervosamente.
LORENZO: “Ma si puo’ sapere, sciagurata, che cosa ti e’ successo? Dove sei stata? Da dove arrivi ridotta in questo modo? Sei sparita di colpo dal cinema!! Credevo fossi andata in bagno quando ti sei alzata come un fulmine dalla poltrona della sala; ti ho cercata dappertutto, ti ho chiamato ininterrottamente al cellulare per ore!..ma nulla!!”
MADDALENA (catatonica):” Spostati dalla porta e lasciami entrare in casa, vattene a letto e lasciami in pace, non ho voglia di darti alcuna spiegazione, sono fatti miei...domani faro’ quello che devo...come vossignoria chiede...”
LORENZO (alzando la voce): “ascoltami bene gatta selvatica, mi hai rotto stavolta!!! Marco ci e’ rimasto di merda, mi ha dato dell’idiota e non solo..in piu’ mi sono dovuto sorbire tutta la notte la Lizzy con le sue lacrime lagnose e discorsi senza senso su Cristo, Madonna e castighi nei miei confronti!! Nemmeno le mie bestemmie la mettevano a tacere!!! come diavolo fara’ Marco a sopportarla!!!” Maddalena lo guarda con profondo disprezzo, lo strattona con decisione dalla porta di casa, la apre e, prima di sbattergliela in faccia, fissandolo dritto negli occhi, sussurra con voce roca e stanca:” Lascia stare Lizzy coglione! Non sei degno nemmeno di pronunciare il suo nome, lei e’ una pura e tu sei solo acqua sporca....ora vattene”. L’uscio di casa di Maddalena si chiude rumorosamente, lasciando Lorenzo impietrito e pieno di livore. Una nuova alba piovosa e fredda, tinta di grigio e rosa pallido, si affaccia sul mare di Malta. Il cellulare, sul comodino della stanza da letto di Maddalena, suona con insistenza. Maddalena non risponde. Chiunque la cerchi, in quel momento, non ha alcuna importanza per lei. Le duole forte la testa e tutte le sue membra sono ancora infreddolite ed esauste; si gira di lato nel letto, si copre il capo con il lenzuolo e poi si gira e si rigira ancora, in cerca di una postura che, per assurdo, la protegga dagli incubi avuti durante la notte appena passata, ma invano...immagini, visioni, paure, pensieri, tutto le si confonde nella mente, cavalcando emozioni forti ed irrefrenabili. Sente l’eco della voce di sua madre, che affonda come una lama nel suo petto : ” Maddalena, se non impari il “linguaggio” degli “uomini”, resterai al palo! Usa il tuo corpo come esca per questi idioti, solo cosi’ ti assicurerai un futuro pieno di soldi e bella vita! Gli uomini non sanno cosa farsene della testa e dell’amore in una donna. Becca pezzi grossi e facoltosi, apri loro le gambe, fai quattro moine e li farai contenti! Bada bene pero’, mai senza prima aver vuotato loro le tasche e il conto in banca. L’amore e’ solo una chimera, porta solo penuria e sofferenza, illusione e delusione! Guardami Maddalena..., una vita a fare da serva ad un uomo violento e senza cuore...per amore ho accettato questo supplizio.. non fare la mia fine. Ho buttato via la mia gioventu’ e la mia salute, quello che rimane di me e’ questo schifo di donna e di madre..”. Maddalena, sente un dolore acuto nel cuore, stringe a pugno le lenzuola dentro le mani, raccoglie il suo corpo in posizione fetale e si arrende, senza resistenza, a quel pianto antico, sommesso, eppur disperato, che le sgorga dalla gola. Ella rifiuta il pensiero che l’amore sia soltanto una chimera, qualcosa nel suo profondo, nonostante tutta la sua vita sia devastata dal non amore, qualcosa di forte, chiede spazio dentro di lei, ribellandosi a quel principio. Le violenze dell’ orco di suo padre, su di lei e sua madre, stavano ancora scavando nel suo corpo, nella mente e nella sua anima, solchi profondi e ferite aperte e sanguinanti. 

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Il cellulare, sul comodino riprende a suonare, Maddalena allunga il braccio fuori dalle coperte e risponde...e’ Lorenzo.
LORENZO: “Alza le orecchie mammoletta ribelle! Facciamo tregua tra di noi e parliamo di affari. Questa sera mettiamo..ehm.. metti in atto il colpaccio del secolo con Cafa’. Mi ha telefonato stamane prestissimo perche’ ti vuole, ovviamente sotto compenso cartamoneta triplicato, come accompagnatrice ad un Gala’ importantissimo. Hai presente il tipo che, si dice in giro, sia il proprietario di mezza Malta? Lo chiamano “l’uomo invisibile”, perche’, da voce di popolo, in dieci anni passati a Malta, e’ stato visto in pubblico si’ e no due volte. Vita ritiratissima, nonostante la sua alta carica di Gran Cavaliere e un’altro nome complicato che non ricordo.. Bene, tutta l’Alta Societa’ di Malta e’ in subbuglio per questo suo annuncio e si affanna in preparativi, competizioni di caste e altro ancora. Tutte le alte cariche del posto sono in fermento!!. A proposito “cara”...il Gran Gala’, si tiene nel suo lussuoso Castello residenziale... Il paperone Cafa’ e’ stato invitato naturalmente e vuole te al suo fianco!! Gattinaaaaa ti rendi conto? Se acchiappi sto pesce grosso, anzi grossissimo, vivi (cioe’ viviamo eheheh) di rendita tutta la vita.
Maddalena ascolta... si siede sul letto, si soffia il naso, si gratta la testa dolente, socchiude gli occhi rossi e stanchi e si accende una sigaretta.. poi un sorso di bourbon...
LORENZO: “Ehiiiiii! C’e’ qualcuno li’? Dai, lascia stare le tue lagne e datti da fare..”
MADDALENA (glaciale): “Ascolta idiota, se vuoi che ti faccia un buon lavoro, voglio informazioni piu’ dettagliate sul tipo..arrangiati e dammele al piu’ presto, altrimenti, succeda quel che succeda, questa volta ti attacchi..” Lorenzo tace. Sa molto bene che Maddalena non e’ come le altre, che egli non puo’ andare oltre un certo limite con lei..ha paura di perderla, perche’, in cuor suo, e’ consapevole che potrebbe accadere. Maddalena gli frutta molto, molto denaro e questa e’ l’unica ragione per la quale accetta, con lei, di abbassare la testa...sempre.
LORENZO: “Dai gattina va bene, vedro’ di accontentarti. ” La comunicazione telefonica si conclude. Lorenzo sguinzaglia immediatamente talpe e spacciatori del “giro” di prostituzione di Malta, alla ricerca di quante piu’ notizie possibili riguardo questo Gran Cavaliere, ricco sfondato e misterioso. Un ghigno avido e perverso, dietro le pupille a punta di spillo, per la cocaina appena sniffata, prende espressione sulla faccia butterata di Lorenzo; nulla piu’ oramai, nel suo cervello, assuefatto al vino e alla droga, si muove in equilibrio; egli trascina se stesso e suoi giorni dentro folli deliri di onnipotenza e ritmi frenetici e senza controllo. La pioggia ha rallentato il suo ritmo battente ed il freddo arriva meno pungente nel vento che si e’ calmato. Mahel, sulla soglia di casa, accarezza sorridendo Joy che scodinzola contento. Mahel ama passeggiare in riva al mare quando piove e si diverte a correre sul bagnasciuga con il suo amato cane; fra i due vi e’ una simbiosi particolare..non una linea di demarcazione nella loro comunicazione uomo-animale; Mahel, infatti, comunica con Joy attraverso una forma d’amore esclusiva e non comune..e Joy risponde in altrettanto modo, con il suo linguaggio...
“Mahel”, una voce alle sue spalle richiama l’ attenzione di Mahel che si volta in direzione di quel richiamo..ecco, il suo sorriso si illumina come il sole! Joy, ferma la sua corsa sulla sabbia all’improvviso e si accuccia ai suoi piedi. Cinque uomini, comparsi dal nulla, si incamminano lentamente verso Mahel. Il loro aspetto e’ nobile ed elegante, nel loro sguardo brilla un’intima connessione con la Luce che vive negli occhi di Mahel... Egli va loro incontro... li abbraccia ad uno ad uno, e, ad uno ad uno, li chiama per nome.. un raggio di Sole, appare da dietro il cielo vitreo e grigio; e’ un raggio caldo e luminoso..un’onda alza piu’ delle altre la sua schiuma e, dentro quel piccolo Sole che brilla in quel raggio, mostra miriadi di diamanti d’Acqua....(continua)

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Io Maria Sion Crucitti dichiaro, sotto mia responsabilita', che fatti, personaggi e luoghi del libro “Maddalena e il Pescatore”, sono del tutto casuali”.
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MADDALENA E IL PESCATORE sesto capitolo.  (Estratto dal libro Maddalena e il Pescatore)
E’ domenica a Malta; finalmente, il freddo dicembrino si e’ attenuato, un tiepido sole riempie l’aria di un piacevole tepore. La caffetteria di Giorgio, pullula di gente appena uscita dalla messa; un gustoso aroma di cappuccino e di dolcetti, riempie la piazza attigua alla Chiesa. Maddalena, seduta al tavolino del bar, sorseggia una tazza di te’ fumante alla cannella, appoggia sulla fronte gli occhiali da sole appannati dal vapore del te’ caldo, si sistema la grande sciarpa di lana cachemire blu, attorno al collo e, come spesso ama fare, quasi rannicchiata sulla sedia, abbracciata a se stessa e alla sua solitudine, inizia a guardarsi intorno. Riconosce, tra le famiglie sedute ai tavolini del bar, quella dell’Avvocato Mule’, del Magistrato Armenti e del Notaio Sarnico. Ride sotto i baffi pensando che quegli emeriti mariti, con mogli e figli a seguito, tanto amorevoli e distinti, (le cosiddette “stimate persone” di un certo ceto sociale), a turno, “passano” regolarmente, dal suo letto... Li rivede ad uno, ad uno e pensa:” ognuno di loro, mi consuma come pasto fra le lenzuola, mi urla nelle orecchie oscenita’, mi insudicia il corpo con umori e sudori maleodoranti e con le mani, ancora sporche di gesti avidi e rozzi, pone firme altisonanti in calce a corposi assegni, per poi, sotto occhi bavosi e volgarmente ammiccanti, pronunciare la solita frase di rito: “alla prossima bellezza, sei stata grande...ah! mi raccomando, fuori da qui, noi non ci conosciamo...”. Maddalena, incurante di chi le sta attorno, si perde in una lacrima che scivola sopra una risata amara; qualcuno la guarda con aria sospetta, diffidente ed infastidita; ed ella, a bassa voce, fra se’ e se’ farfuglia: “Se le mogli, i figli e tutti gli altri sapessero... che schifo! Per queste bestie, sono solo un oggetto preso in prestito a pagamento; una bambola, da usare a piacimento, sulla quale scaricare la loro squallida e lasciva libidine e da ricacciare in un cassetto nascosto della loro sporca vita, “fino alla prossima volta...”. Le risate gioiose dei bambini, che corrono tra i tavolini del bar, riempiono l’aria di pulito; Maddalena sbadiglia, si rimette gli occhiali da sole e continua ad osservare intorno a se’... Ella aveva sempre avuto, fin da bambina, una capacita’ olfattiva fuori dal comune, ovvero, poteva percepire odori e profumi anche a distanza. Li distingueva nelle persone, nella natura e persino nelle cose! Non solo! spesso e ancor oggi, identificava, quelli che lei chiamava, gli “odori astratti” delle persone, degli animali, dei fiori, degli alberi e delle cose... Ovviamente a nessuno aveva mai rivelato questo segreto, conscia del fatto di non essere compresa, bensi’ derisa ed emarginata... Quella domenica, al baretto di Giorgio, Maddalena, pero’, si accorge che quegli “odori”, le arrivavano anche sotto forma di SUONI, distinti ed inconfondibili l’uno dall’altro. Ogni persona, le “arrivava” COME PROFUMO e SUONO specifico. Maddalena, per un’attimo, rimane sconcerta e sorpresa; subito dopo pero’, consapevole della sua stravaganza, molto lontana dalla canonica percezione del quotidiano della gente, decide di continuare a “ fare quel gioco ”... L’andirivieni delle persone si intensifica; formalita’, moine, risate stonate, pettegolezzi spiccioli vestiti di panna montata; rumore insomma, alle orecchie di Maddalena. Improvvisamente, in quel concerto di odori piu’ o meno disgustosi, eccetto quelli puri e soavi dei bambini, ella sente una nota ed un profumo astratto, amabile e delicato, di rose freschissime, misto ad una nota celestiale di eterea rugiada. “Che strano” pensa fra se’ e se’, “e’ la prima volta che “sento” questo profumo”. Maddalena si protende nell’aria, ne annusa la scia chiudendo gli occhi, poi li riapre, tira dritta la schiena sulla sedia e allunga il collo e la vista nella direzione verso la quale questo suo “sentire” la porta... ed ecco che intravede, tra un gruppetto e l’altro di persone ciarlanti, l’esile sagoma di una Donna. La Donna pare intrattenere conversazione con tre uomini alti e di bella presenza. “ma....quella e’ Miriam” si lascia sfuggire Maddalena portandosi le dita alla bocca, “la madre di Mahel!!! ma chi sono quegli uomini? Mai visti prima in giro per Malta! Speriamo non si accorga di me, mi sento in imbarazzo... e poi ha un modo di guardarmi che pare mi scruti dentro... ed io non voglio... mi vergogno... quella Donna mi VEDE... lo sento...”. Maddalena, di soppiatto, sta per alzarsi dalla sedia e sgattaiolare via, quando Miriam, poiche’ proprio di lei si trattava, si volta verso di lei puntandole dritto lo sguardo. Per un lungo istante, le due donne si guardano, Maddalena non sa cosa fare, tanto quanto non riesce a staccarsi dagli occhi di Miriam; qualcosa di forte, quasi magnetico, la trattiene... pochi attimi senza tempo, poi Miriam, senza dire e fare nulla, senza nemmeno un cenno di saluto, si rigira lentamente, verso i tre uomini accanto a lei, lasciando Maddalena di sasso. Come aveva fatto Miriam, a voltarsi verso di lei, nello stesso istante in cui ella stava andandosene nascostamente? E perche’ non un cenno di saluto, solo un dolcissimo sguardo... intriso di sinfonie sonore meravigliose? Tanti perche’ nella testa di Maddalena, tutti insieme, in pochi attimi, ma nessuna risposta. Il suo Cuore e la sua mente, nel ritorno verso casa, veleggiano sul SUONO di Miriam. 

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Maddalena, in piedi, con una mano sul fianco e nell’altra una tazza di caffe’, guarda con aria distratta Lorenzo, che, appollaiato sullo sgabello della sua cucina, si mangia le unghie nervosamente... “Gattina, ho mosso tutte le mie talpe dietro il tizio invisibile... ma nulla; la sua vita e’ blindatissima. Di certo, pare che il tipo, incontri cinque uomini in posti isolati, saltuariamente; sembra che parlino fra di loro per ore ed ore a bassa voce, per poi disperdersi frettolosamente... e basta, nulla di piu’”. Maddalena, corruga la fronte, scuote la testa e replica: “ Si certo... certo... mi sa che il tipo ci mette nel sacco tutti quanti! Senti, io non so come andra’ a finire questa storia, pero’ sappi che ho uno strano presentimento... questo non e’ un pollo come gli altri... comunque, le sfide mi piacciono, quindi va bene, vedro’ di farmi bastare quelle due cose che mi hai riportato su di lui, ad una sola condizione pero’, che il malloppo questa volta e’ mio all’ottanta per cento, altrimenti ti mollo... e poi vieni a cercarmi per farmi fuori... ammesso che tu riesca a trovarmi...” Lorenzo si alza di scatto, si morde le labbra, sta per alzarle le mani addosso con furia cieca! Maddalena, immobile, con il pugno chiuso di Lorenzo vicino al mento, con voce bassa e ferma, ribatte:” devi solo provarci mollusco, morto di fame, e ti brucio il cervello...”; poi lentamente sposta il pugno di Lorenzo dal suo viso, lo spinge indietro, si avvia verso la porta di casa e: “fuori di qui...vattene, fra poco passa a prendermi Cafa’ per una cena”. E’ un pomeriggio tiepido e soleggiato; l’inverno sta per volgere al termine. Una rondine, con il suo garrito, annuncia l’ avvento della primavera e, un leggero venticello, insuffla il profumo del mare per le strade di Malta. Maddalena e Lizzy, passeggiano tranquille per la via principale del centro; ridono e scherzano, soffermandosi a commentare le vetrine dei negozi. “Dai Maddy!! allunghiamo il passo, altrimenti ci perdiamo il primo pezzo della presentazione del libro...e la sorpresa che ti ho fatto! Sai che ci tengo e poi... mi piacerebbe tanto condividere con te l’argomento di cui tratta!” Maddalena guarda Lizzy in silenzio, con affetto; ella, in fondo, e’ l’unica creatura che riesce a portarla in quel mondo, da lei tanto anelato e purtroppo mai vissuto. L’ingenuita’ di Lizzy, la sua innocenza, il suo stupore verso le cose semplici, la capacita’ di non lasciarsi devastare, dallo stesso suo destino infame! quel destino che le vedeva entrambe immerse nel sudiciume del mondo della prostituzione... Spesso Maddalena le chiedeva: ”perche’ Lizzy?, cosa ci fai tu nel “giro”? Non hai nulla a che vedere con questa schifezza!”. “Per amore” ella rispondeva...” solo per Amore”. Eccole davanti alla libreria! La porta a vetri del negozio e’ aperta. Lizzy sollecita Maddalena, con uno strattone, ad entrare; la sala e’ gremita di gente e l’autrice del libro, che si intravede dalla vetrina del negozio, ha gia’ iniziato la presentazione. Mentre Lizzy si catapulta all’interno, in cerca di due posti a sedere, Maddalena si sofferma sull’entrata... e osserva l’autrice del libro, seminascosta dagli scaffali del negozio. La donna ha un’eta’ matura; bionda, di bell’aspetto; il corpo e’ morbido e sinuoso, lo sguardo e’ senza tempo, intenso e dall’aria gentile, il “profumo” e’ un’alito caldo di rosa e gelsomino, il Suono della sua VOCE, prezioso e profondo, quasi adolescenziale e’ totalmente avulso dalla sua apparente eta’ matura. Ella tiene il suo libro nella mano destra e con la sinistra, vortica le dita nell’aria, lentamente, con un ritmo cadenzato, soave e rilassante. Maddalena ne rimane affascinata... Con passo leggero e discreto varca l’entrata del negozio; si intrufola tra le sedie delle persone attente e silenziose e si accomoda vicino a Lizzy, che nel frattempo le aveva tenuto il posto, poi, si mette in ascolto dell’autrice... La donna, interrompe per un istante la lettura del libro, accoglie in un amorevole sguardo, Maddalena, le sorride leggermente e poi continua la lettura: “Nessuno, di quegli uomini ansimanti dentro il mio ventre, aveva scorto mai, nei miei occhi, quella bellezza mascherata da meretrice. Per loro, ero solo una prostituta, carne odorosa di piaceri proibiti, catino, dentro il quale colare il peccato a pagamento”. Maddalena sussulta; la sua bocca si dischiude per lo stupore e il turbamento; Lizzy si avvicina al suo orecchio e le sussurra:” Guarda Maddy, guarda che bella la copertina, color dell’oro! E poi... il titolo del libro “Il Sogno di Maria Maddalena”! hai visto che bella sorpresa ti ho fatto? Chissa’...forse il nome Maddalena non e’ a caso”...(continua)

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MADDALENA E IL PESCATORE settimo capitolo.  (Estratto dal libro Maddalena e il Pescatore)
La presentazione del libro “Il Sogno di Maria Maddalena” e’ terminata. Lentamente la libreria inizia a svuotarsi. Piccoli gruppi di persone, davanti alla vetrina del negozio, si avvicendano fra loro, scambiandosi commenti e condivisioni. Lizzy, nel frattempo, ancora all’interno del locale, sgomita per arrivare all’autrice del libro, comprarlo, farlo da lei autografare con dedica, per poi regalarlo a Maddalena. Quando finalmente arriva il suo turno, si lancia ad abbracciare la donna che, con gentilezza, la contraccambia. La scrittrice poi si scosta con delicatezza dalle braccia di Lizzy, la guarda negli occhi e: “Vorrei parlare un momento con la sua amica Maddalena”. Lizzy fa un passo indietro e, con aria che ha piu’ dello spavento che della sorpresa, riesce appena a dire: “ma...come..come fa lei a conoscere il nome della mia amica?”. La donna non risponde, sorride e replica: “voglio parlare con lei...per favore”. Lizzy non ribatte oltremodo, intuisce che qualcosa di magico ed inaspettato sta per accadere e si dirige immediatamente alla ricerca dell’amica. Si catapulta fuori dal negozio e inizia a guardare qua e la’ vociando: ”Maddalenaaaa, dove sei finita? Maddyyy!!!! ”. Maddalena, nell’atto svogliato e perplesso di accendersi una sigaretta, a quel forte richiamo, si volta di scatto e: “Lizzy cosa urli? Arrivo! Accidenti ma che ti prende? Vuoi allarmare tutti!! Che succede? Sono gia’ confusa, tanto per cambiare, per l’ennesima cosa strana che mi accade...ci manchi solo tu!”. Lizzy, concitata e quasi tartagliando ribatte:”Tu non sai quello che e’ successo! Mio Dio che emozione, che magia!. L’autrice del libro mi ha detto che vuole parlare “con la mia amica Maddalena!” Capisci! Lei conosce il tuo nome, senza conoscerti...ehm cioe’ capisci vero?” Maddalena strabuzza gli occhi, corruga la fronte e la sua bocca si apre ad un: “Cheeeee?”. “Siiii”, continua Lizzy: “dai, veloce, ti sta aspettando”. Visto che Maddalena non da’ cenno di movimento, impalata davanti all’amica e con la bocca spalancata, Lizzy quasi la spinge verso l’entrata del negozio: “Dai vai, muoviti, io ti aspetto qui fuori!!”. Maddalena entra nella libreria con passo calmo e impacciato , si fa notare, con un piccolo colpetto di tosse, dalla donna, che alza il capo verso di lei e:”Avvicinati Maddalena, vieni...siedi qui accanto a me”. Maddalena, si sblocca, con aria imbarazzatissima e irritata, inizia a dare voce a mille domande, ma la donna, portandosi l’indice della mano destra al naso sussurra: “shhhhhh, aspetta, ascoltami..non sorprenderti, non avere paura, non chiuderti...voglio parlarti delle sincronicita’, voglio invitarti ad esplorare una conoscenza della quale tu certamente ne porti memoria...anche se per ora e’ assopita. Io “ho il compito” di aiutarti a ricordare..”. Maddalena, udite quelle parole, non riesce piu’ a tacere e subito incalza nervosa: “Il compito di cosa? Quale compito? Di cosa mi sta parlando scusi? Io non la conosco, non so chi sia e non so nemmeno perche’ la mia amica ha insistito tanto nel propormi di accompagnarla alla presentazione di questo libro che, ancor prima di leggerlo, sempre ammesso che io lo faccia, mi inquieta!! Chi la manda e come fa a conoscere il mio nome....e poi perch...”. La donna, con delicata fermezza, appoggia la sua mano sinistra sulla bocca di Maddalena, sollecitandola nuovamente al silenzio e prosegue dicendo: ”Dolce Creatura, calmati, rispondero’ a tutte le tue domande, te lo prometto...ma non qui. Ora mi accomiato dal gestore della libreria; tu aspettami fuori..ti prego fidati, non scappare..”. Maddalena, intontita e rossa in volto, esce dal negozio e va incontro a Lizzy, che passeggia canticchiando avanti indietro sul marciapiede; la prende con decisione per le braccia e:“Lizzy...Dimmi la verita’! Tu gia’ sapevi tutto, anzi SAI tutto a riguardo..” Lizzy resta immobile e tace. Maddalena, vedendo la non reattivita’ dell’amica, rallenta la presa e continua con tono pacato: “Sai...lei mi ha chiamato dolce creatura.. e la sua voce, da qualche parte, nel profondo dell’anima, mi e’ risuonata come familiare; sono stata sgarbata con lei, troppo,credo.. ma in realta’, stavo solo tentando di celare le mie emozioni..si, perche’ vedi Lizzy, fin dal primo momento che ho accolto il suo sguardo, entrando in libreria, ho percepito un richiamo profondo...antico..a tutto quello che ho sempre lasciato sopire nel mio Cuore. Lizzy ascolta Maddalena con il capo leggermente chino; ella pare voglia sornionamente nascondere qualcosa..forse un pensiero, una parola tenacemente trattenuta fra i denti per troppo tempo..e, assorta e sfuggente, incrocia le braccia quasi con forza, come per trattenere lo slancio di buttarsi al collo dell’amica, di non smettere piu’ di coccolarla, rassicurarla, rivelarle un suo “intimo segreto”...pero’ tace; dopo un breve silenzio, quasi di soppiatto, il volto di Lizzy sorride...e’ un sorriso pulito e frizzante come quello di un bimbo..poi incalza l’amica a continuare il racconto: ”Maddalena, non fermarti per favore...fammi entrare in questa magia...dimmi... cos’altro ti ha detto?”. Maddalena, quasi parlando a se stessa, sposta lo sguardo nel vuoto e continua: “mi ha parlato di compiti, di sincronicita’..di ricordo.. di qualcosa che io gia’ conosco, lei dice.. di memoria assopita; poi mi ha chiesto di aspettarla qui fuori..assicurandomi che avrebbe risposto a tutte le mie domande convulse. Dammi un pizzicotto Lizzy, dimmi che sono sempre la tua Maddy e non chi sa chi!”

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Lizzy, seria e con gli occhi lucidi, la guarda con intenso affetto poi, cercando di darsi un tono, con ritmo lento e cadenzato replica:”Mia cara amica, ho sentito parlare di questo libro, non ricordo nemmeno da chi...ecco vedi sono rimasta affascinata dal titolo che porta il tuo nome..e allora ho pensato di farti un dono portandoti alla presentazione...volevo poter condividere insieme a te, in spensieratezza, questo evento; ci tenevo tanto a regalartelo, autografato e con dedica dell’autrice... ho solo seguito un’intuizione del Cuore...non chiedermi altro ti prego. Ci conosciamo ormai da lungo tempo, ne abbiamo vissute tante insieme e sai come la penso...nulla mai accade a caso e tutto, al di la’ delle apparenze, si manifesta per il nostro massimo bene. Fidati di questa donna... sento che e’ sincera e non vuole farti alcun male, anzi...”. Maddalena, nonostante qualcosa, nel comportamento di Lizzy le sfugga, non ribatte, rimane in silenzio a riflettere. Inspiegabilmente, le parole di Lizzy, avevano calmato la sua agitazione e messo fine al suo batticuore e questo per ora le bastava... Quella strana creatura di nome Lizzy, per la prima volta, non le arriva noiosa e persa in deliri religiosi, bensi’, nel profondo del suo sentire, Maddalena ne percepisce il “Suono” unito alla “fragranza” astratta, intensa e pur delicata, del GLICINE e mentre due lacrime cercano spazio fra le sue ciglia, la stringe a se’ in un caldo abbraccio e, con puro fremito dell’anima le sussurra: “Grazie amica mia, sei il mio angelo..ti voglio bene”. Lizzy chiude gli occhi sul collo di Maddalena, ricambia con totale abbandono il suo abbraccio e in un piccolissimo fiato le dice all’orecchio:”..se tu sapessi Amica cara al mio Cuore, quanto te ne voglio io....”. Maddalena prende fra le mani il viso di Lizzy e con un sorriso le dice: ”Ascolta cara, faccio una corsa al tabacchi in fondo alla via, ho finito le sigarette; tu intanto, vedi di intrattenerla in qualche modo se esce prima che io torni indietro..dai vado”. Maddalena si allontana velocemente lungo la strada, nel mentre l’amica, con aria complice, replica:”stai tranquilla Maddy, ci penso io..” Durante il breve tratto che Maddalena percorre per arrivare al tabacchi, sorrisi e respiri profondi si muovono in tutto il suo corpo; ella asseconda la strana sensazione, tanto agognata, di non sentirsi piu’ sola, sbagliata ed estranea a se stessa e, anche se razionalmente non ha ancora un riscontro tangibile, si lascia andare dentro quel magico universo inspiegabile e segreto, al quale, in fondo, ella aveva sempre sentito di appartenere. Improvvisamente, la frenata stridente di un SUV BMW grigio, a pelo del marciapiede sul quale cammina, la fa sobbalzare; spaventata alza la voce :”ma che razza di...” Maddalena non fa in tempo a finire la frase. Due uomini vestiti di nero, con cappello e grandi occhiali da sole scuri, saltano velocissimi fuori dall’auto, la afferrano per le braccia le tappano la bocca con un fazzoletto e la spingono con forza nell’abitacolo della vettura. Una potente e fumosa sgommata stride rumorosamente sull’asfalto e poi il SUV, velocissimo, si dilegua nel nulla, lasciando dietro di se’, un forte odore acre di copertoni bruciati. Immediatamente le persone di passaggio, che hanno assistito inermi all’accaduto, si muovono convulsamente sul marciapiede urlando:”Aiuto! Presto! chiamate la polizia!! Hanno rapito una donna!!” Lizzy, da lontano, alza il collo di scatto verso la direzione del vociare; un nefasto presentimento la attanaglia all’improvviso; trattiene nel silenzio la paura di un brutto presagio e farfuglia:”Maddalena..mio Dio”, poi si precipita a perdifiato verso il fondo della via... Lizzy e’ disperata. La sua amata Maddalena e’ stata rapita. Nel panico assoluto inizia a strattonare i passanti, ad interrogarli sull’accaduto, ad entrare ed uscire dai negozi intorno al tabacchi per saperne di piu’, per raccogliere piu’ dettagli possibili dalle persone presenti al momento del fatto. Ma le risposte che riceve sono confuse, dissonanti, frettolose...Lizzy ha paura...non sa cosa fare; si porta le mani al volto madido di sudore e disfatto dalle lacrime, si gira e si rigira intorno a se stessa mormorando frasi sconnesse e piene di terrore; attribuendosi ossessivamente la colpa dell’accaduto...poi si lascia cadere seduta sul gradino del marciapiede....si sente sola.. tanto sola e impotente.. In lontananza, le sirene spiegate della polizia, annunciano il loro arrivo sul posto. Maddalena con enorme fatica cerca di aprire gli occhi, ha la bocca impastata di etere; prova a muovere le braccia e le gambe, ma il torpore e’ troppo forte e il suo sforzo, nel tentare di farlo, fallisce. Ha tanta sete...sente il capo pesantissimo e dolorante: “Mio Dio dove sono? C’e’ qualcuno qui? Aiutoooo!!!”. Maddalena butta fuori dalla gola un urlo soffocato, tossisce, si dispera...ma nulla... tutto tace..la sua voce, spezzata dal terrore, riecheggia fra le pareti di quel buio..profondo e macabro; i suoi sensi rallentano la percezione del mondo esterno e poi...il nulla...la sua coscienza vigile, scivola nell’oblio..(continua).

Maria Sion Crucitti © Riproduzione Riservata Teatro di Atlantide“.
Io Maria Sion Crucitti dichiaro, sotto mia responsabilita', che fatti, personaggi e luoghi del libro “Maddalena e il Pescatore”, sono del tutto casuali”.
Maria Sion Crucitti

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MADDALENA E IL PESCATORE ottavo capitolo.  (Estratto dal libro Maddalena e il Pescatore)
E’ notte; il cielo di Malta e’ buio e senza stelle. Una forte mareggiata alza onde inquiete e veloci. Alte creste schiumose d’acqua, schiantano, il loro suono possente e sordo, sulla spiaggia deserta; un vento forte e imperioso, fischia tra le rocce. Mahel, in piedi, sull’uscio di casa sua, tiene fra le mani il capo di Lizzy che piange e si dispera fra le sue braccia: ”Mahel, e’ colpa mia, non dovevo lasciarla da sola; aiutami a comprendere dove ho sbagliato? Sono Vite che cerco di stare accanto a Maddalena come posso, nel silenzio, celando la mia vera identita’... e poi perche’ i “Fratelli” non mi hanno avvertito di chi fosse, in realta’, Maria Sion? Solo quando, in libreria, ha chiamato Maddalena per nome, senza ancora conoscerla, ho compreso che era una di “Noi” in Missione... Dimmi, mio amato Fratello Mahel, cosa facciamo ora? Maddalena e’ stata rapita, senza che alcuno di noi potesse intervenire in tempo per evitarlo...perche’? Cosa sta accadendo?”. Mahel non risponde, accompagna con dolcezza Lizzy dentro casa e la invita a sedersi sul divano accanto a Joy che guaisce, immobile e attento, ad ogni suo respiro. Nella casa cala un silenzio opprimente, spaccato soltanto dal pianto sommesso di Lizzy e di Joy. Mahel, prende la caraffa di coccio dalla credenza, la riempie di acqua fresca, la mette, insieme a due bicchieri, sul vassoio in rame brunito e appoggia il tutto, con delicatezza, sul tavolino davanti al divano; poi si siede accanto a Lizzy...lentamente e:” Bevi un sorso d’acqua cara, calmati. Hai sempre fatto quello che e’ stato nelle tue possibilita’ per Lei. Hai assolto il tuo “Compito” con infinito Amore e attenzione, non angustiarti..ora tocca a me....sta per arrivare il Tempo”. Lizzy, ancora in lacrime, guarda Mahel negli occhi che sembrano nuotare in un’azzurra, liquida e trasparente Luce; intensi, profondi, pieni di dolore trattenuto e composto. Lizzy sa quanto “quell’uomo” ami Maddalena, sa che non avrebbe esitato un solo istante a dare la sua Vita per Lei. Mahel, ripresa la parola, continua: “Creatura Solare, ancora non ho ricevuto, dal Padre Mio, il comando di manifestare e di compiere la mia Opera Finale in questo Mondo, pero’, per ora, posso, insieme a Te e Maria Sion, studiare un piano, in gran segreto, per arrivare a Maddalena e liberarla dai “Signori del Dubbio”. Non possono toccarla, ne’ farle alcun male fisico, anche se, purtroppo, il loro mandato d’azione, originato dagli “Oscuri”, contempla la copertura dei suoi Poteri; l’accanimento, nella sua mente, del dubbio; il tormento della buia notte dell’Anima, dove tutto viene ottenebrato dall’ombra nefasta del Falso. Sappiamo che non possono vincere il suo Cuore, cio’ nonostante, siamo anche consapevoli che la sublime legge del libero arbitrio, fondamentale, per arrivare alla vera conoscenza, deve essere messa in atto come alchimia primaria. Questa Legge dell’Universo, mettera’ Maddalena nella condizione di compiere, in piena consapevolezza, l’ultimo grande salto: la SCELTA. La SCELTA, se verra’ da Lei messa in atto, con inappuntabile fedelta’ alla sua Reale Essenza, portera’ in manifestazione l’Opera che svolgeremo insieme, uniti, in Missione su questo Pianeta, ovvero: “L’Inizio di un nuovo Mondo, umanitario, etico, fatto di Pace, Bellezza e Amore, fra tutte le Creature della Terra”. Maria Sion, nella sua casa di Gozo, in piedi sulla terrazza, guarda il cielo notturno, tenendo stretto fra le mani il libro di cui e’ autrice: “Il Sogno di Maria Maddalena”; lo stringe con forza al petto, come per proteggersi ed attutire il freddo pungente che sente nell’anima. Ricorda ancora, con perfetta memoria dei fatti, in dettaglio, la notte in cui, durante “un Sogno”, era stata svegliata da quelli che lei chiamava “Angeli..Fratelli delle Stelle”; e precipita, ancora una volta, in quel “Ricordo”, rivivendolo fino in fondo. “Quella”, per Maria Sion, era una sera come tante altre. Si era coricata presto, stanca della giornata dedicata ad assistere la madre inferma. Non aveva nemmeno cenato per lo sfinimento, aveva solo un desiderio: dormire. Proprio per questo, appena sotto le coperte, era entrata nel sonno e nel..”Sogno”. Nella visione animica di Maria Sion, riemergono elementi sconvolgenti, tanto che lacrime di commozione iniziano a sgorgare dai suoi occhi, nel ripercorrerli. Ella ricorda che nel “Sogno”, sdoppiata, si guardava dall’alto, riconoscendo se stessa in un’altra identita’, mentre un’ Essere Angelico la invitava a continuare nell’ascolto e nell’osservazione dei fatti a venire. Ella si vedeva, concitata ed emozionata, camminare per le strade di Magdala, diretta verso il mare; la sua eta’ era di circa 18 anni; indossava una tunica color ocra di lino pesante e aveva ai piedi sandali di cuoio impolverati e dimessi. Il suo volto variava molto dall’attuale, ma lo sguardo era lo stesso...profondo e antico; lunghi capelli neri e spettinati poggiavano sulle sue esili spalle. Giunta sulla spiaggia di sassi, si chinava a toccare l’acqua. Quando ecco, improvvisamente, da dietro le sue spalle, una mano calda e protettiva affondava nei suoi capelli e una voce maschile, piena di forza e di dolce autorita’ iniziava a parlarle:” Pace a te Deneb! Grazie per avere risposto al mio “invito”. Fin dalla piu’ tenera eta’, hai imparato a comunicare con “NOI” nel Silenzio e nel nascondimento, ma ora e’ giunto il tempo di incontrarci”. Deneb, ancora di schiena, con timore reverenziale iniziava lentamente a girarsi verso di lui; era la prima volta che aveva l’opportunita’ di “vederlo”... tanto che tutto il suo corpo era in un fremito di commozione, curiosita’ e stupore. Non riusciva a credere ai suoi occhi; quell’Essere, che fin da quando era bambina, aveva parlato alla sua mente e nel suo Cuore, in uno stato alterato di coscienza, era meraviglioso.

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La sua altezza era di oltre due metri, i capelli, lunghi fili di seta luccicante color del sole, coprivano appena i lobi delle orecchie; gli occhi molto grandi ed oblunghi erano pozzi azzurri e incandescenti; la pelle pareva essere vellutata e color dell’oro sabbiato; il suo corpo, bellissimo e slanciato, emanava una luminescenza fresca e trasparente. Dolcezza, Purezza, Maestosita’ e AMORE, trasudavano tutte attorno a Lui e la loro Forza risultava essere quasi insopportabile ai sensi umani. “Radiosa Deneb, tu conosci il mio nome fin dalla notte dei tempi, io sono RASUN, Genio Solare in Missione su questo Pianeta, insieme alle mie Milizie Celesti, da milioni di anni. Ho accompagnato tutte le tue precedenti incarnazioni sulla Terra, ed ora, tu sei pronta. Ti istruiro’ passo dopo passo, attraverso la locuzione interiore, come e’ sempre stato fino ad ora, su quello e come dovra’ essere il tuo “Servizio” all’Altissimo; ti portero’ la conoscenza di chi Sei nel Vero e del ruolo che andrai ad incarnare nella tua prossima vita accanto a “Lei”. Preparati a prove dure e strazianti, poiche’ dovrai sostenerla e proteggerla da se stessa e dai suoi demoni. Non si risvegliera’ in questo Tempo, bensi’ in quello prossimo a venire, quando incontrera’ il Maestro Gesu’..” Su quelle parole di RASUN, ecco si andava avvicinando, dal fondo della spiaggia, una figura femminile.. il suo passo era regale; camminava verso di loro lentamente, sul bagnasciuga, a piedi nudi sui sassi, e l’orlo del suo vestito, essenziale e dimesso, si muoveva come una danza, dentro un tiepido vento marino, tra fragili creste schiumose d’onda e piccole conchiglie bianche; il suo corpo nervoso e pregno di imponente armonia fra l’etereo ed il carnale, sembrava fatto di aria e di terra infuocata; lunghi capelli ramati giocavano sul suo viso altero e dall’ovale perfetto. Dentro due occhi smeraldini, si apriva uno sguardo indefinibile; giammai circoscritto in una emozione particolare, bensi’ perso nell’oltre di tutto cio’ che sembra, in apparenza, ma non e’.. ”Ecco, guarda Deneb”, prosegue RASUN, “Colei che ci sta raggiungendo e’ Maria Maddalena, Figlia del Sole, Vaso perfetto per contenere l’Acqua Freschissima di Yeshua Ben Joseph, Gesu’ di Nazareth; la sua Compagna di Viaggio nei Mondi e nelle Galassie. Ella, nel giusto Tempo, annuncera’ il Ritorno del Cristo nella Carne su questo Pianeta e insieme daranno inizio alla Grande Opera; stabiliranno un Nuovo Cielo e una Nuova Terra.” Deneb si volta adagio nella direzione di Maddalena che, lentamente e’ sempre piu a loro vicina...”Mio Dio RASUN ma ella e’ mia sorella nella carne!!!”. “Si Deneb, questa verita’ vi e’ stata tenuta nascosta affinche’ entrambe procedeste nel cammino di risveglio alla vostra vera Natura, senza condizionarvi a vicenda, senza interferire nel vostro Silenzio interiore”. Deneb continua:”ma lei quindi, come me, non sa nulla riguardo questo segreto!!”. “No, non sa nulla e continuera’ a rimanerne all’oscuro fino ad un certo Tempo della prossima vita, fino a quando incontrera’ il Maestro.... Sara’ indotta a superare dure prove, ed il tuo compito, radiosa Deneb, nel momento stabilito dall’Altissimo, sara’ quello di riportarla al Ricordo della sua Reale Essenza, attraverso stravaganti sincronicita’, con dolcezza e discrezione. Richiamerai in lei ataviche consapevolezze, poteri celesti, intuizioni che le appartengono dalla notte dei Tempi. Ora devo andare; ti ricontattero’ quando sara’ il Momento... ”. Immediatamente, cosi’ come era apparso, RASUN scompare...mentre Maddalena e’ sempre piu’ vicina... “Deneb, sorella cara, con chi stavi parlando? E dove e’ andato a finire quell’uomo che da lontano pareva essere un gigante!!!” Maddalena si apre ad una risata fresca e spensierata mentre, affettuosamente abbraccia la sorella. Deneb, con molta fatica e controllo, cercando di mantenere la fanciulla confidenza che da sempre le univa, la prende per la vita e sussurra: ”Sorellina, ma che dici? Ero sola e guardavo il mare...dai andiamo a fare una passeggiata...da oggi non ti mollo nemmeno un’istante sai!!!”. Il viaggio, per Maria Sion, si spegne su quella scena. Sulle sue labbra salate per le lacrime, un nome, un lamento soffocato:”Maddalena, sorella mia dove sei? Come posso raggiungerti? RASUN aiutami, non lasciarci sole...ho paura..”Con uno scatto improvviso, rientra in casa, lancia il libro sul sofa’ azzurro, indossa frettolosamente la giacca di lana bianca, prende le chiavi dell’automobile, la borsa, chiude l’uscio, scende di corsa le scale, raggiunge in strada il parcheggio attiguo al palazzo, sale sulla sua vettura e la mette in moto. Confusa, nello stridio di una sgommata, la sua voce dichiara:”Eccomi! Mahel, Deneb, arrivo..” L’aria, all’interno della “prigione” buia e sinistra, dove Maddalena giace, inerme e sfinita, si fa sempre piu’ irrespirabile. Senza voce, dopo aver urlato “aiuto” ininterrottamente, sceglie di non fare piu’ nulla...non vede una via d’uscita da quell’incubo...quando ecco, il cigolio stridente di una porta che si apre, arriva alle sue orecchie; Maddalena solleva il capo verso la direzione di quel “suono”...Vede a distanza la luce bianca di una torcia che si avvicina sempre di piu’ a lei... ne intravede, nel chiarore, la mano che la sostiene e poi...”Mio Dio, aiutami..” (continua)

Maria Sion Crucitti © Riproduzione Riservata Teatro di Atlantide“.
Io Maria Sion Crucitti dichiaro, sotto mia responsabilita', che fatti, personaggi e luoghi del libro “Maddalena e il Pescatore”, sono del tutto casuali”.
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MADDALENA E IL PESCATORE nono capitolo.  (Estratto dal libro Maddalena e il Pescatore)
La luce della torcia, nel buio pesto della stanza, trafigge come folgore le pupille di Maddalena. Una mano fredda e ossuta le chiude la bocca nell’atto di urlare. Una figura bieca compare, come ombra altissima proiettata sul muro, alla sinistra della branda, dove Maddalena giace coricata; ella sente che deve tacere; lascia il suo cuore battere all’impazzata per lo spavento e si limita a respirare affannosamente con il naso. L’Essere finalmente le toglie la mano dalla bocca e, con voce metallica e glaciale:” Non ti conviene urlare, non servira’ a nulla...mi ascolterai in silenzio”.
Maddalena, concentrandosi disperatamente sulla propria lucidita’ mentale, prova con tutte le forze ad evocare il suo “Potere Segreto” e pensa:”Dovrei solamente poterlo guardare negli occhi per pochi istanti e poi sarei libera...ma non vedo le sue pupille..”. L’Essere, che pare averle letto nel pensiero ribadisce:”Non ci provare Maddalena, con “NOI” i tuoi poteri non funzionano, siamo in 666 sparsi per il Pianeta e nelle profondita’ degli Oceani”. In quell’istante, “qualcuno” accende la luce della stanza...Maddalena non trattiene un urlo di terrore.
Maria Sion e’ fra le braccia di Lizzy. In piedi, sulla soglia della terrazza della casa di Mahel, le donne si stringono a vicenda, in silenzio. Mahel, davanti a loro, con Joy accucciato ai piedi, fissa l’orizzonte di una nuova alba sul mare di Malta. Il vento della notte si e’ placato, il garrito acuto di un gabbiano, si perde nello sciabordio delle onde, sulle rocce del bagnasciuga. Tutto sembra sospeso, fatiscente, pronto a crollare con un soffio. La notte insonne, le lacrime, il pallore sui volti delle donne e di Mahel, aleggiano nell’atmosfera pregna di angoscia. Miriam, nel frattempo, a piedi nudi sul pavimento scricchiolante della cucina della casa, si muove leggera tra i fornelli; un caldo profumo di minestra e di pane appena sfornato, si diffonde nell’ambiente.
“Venite a bere un po’ di brodo di verdure, vi ristorera’! Ecco anche qualche frutto, pane di farro e vino; Forza! Tutto quello che potra’ essere fatto si fara’”. La voce dolce e confortevole di Miriam richiama tutti e tre al tavolo della cucina. Un desco intimo, il loro; un tacito Rito di delicato rispetto e celebrazione del pasto quotidiano; lo spezzare del pane e pochi sorsi di vino di uva rossa, viene consumato in silenzio reverenziale verso la Vita e i Doni offerti dalla Terra. Il pasto si conclude cosi’ come e’ iniziato; Miriam lentamente sparecchia, mentre gli altri si accomodano sul sofa’. ”Angeli miei”, la voce di Mahel rompe il silenzio: “dobbiamo agire presto, con consapevolezza, prudenza e discernimento... i “Signori del Dubbio” hanno appena iniziato a mettere in atto il loro buio piano; Maddalena si e’ accorta di non poter esercitare, su di loro, il “Potere Segreto”, ed e’ disperata e confusa. Il pomeriggio trascorre lento e pesante; l’imbrunire si affaccia tra le fronde del mandorlo del giardino della casa. Di soppiatto, all’improvviso, l’ombra di una figura incappucciata spunta dalla spiaggia, si avvicina alla finestra che da’ sul giardino e si accovaccia, pianissimo, dietro il cespuglio di iris selvatico, sotto il davanzale.
Mahel, Lizzy, Maria Sion e Miriam, seduti sul sofa’, parlano sommessamente da ore. Inaspettatamente, una folata di vento spinge il vetro della finestra semichiusa e la apre quanto basta perche’ l’Essere incappucciato possa tendere ancor meglio orecchie e vista verso l’interno della casa. “Non muovetevi e non giratevi” sussurra con un fil di voce Mahel, “sotto la finestra che da’ sul giardino, “qualcuno” ci sta spiando”; poi si alza lentamente dal divano, con indifferenza si avvicina alla porta di casa, con una mossa fulminea la spalanca e con un salto raggiunge il davanzale esterno. Freneticamente e senza alcun rumore, la figura incappucciata si dilegua nel buio. Mahel sta per prendere rincorsa nella direzione di quell’ombra scura che salta a zig zag fra le rocce, ma si blocca di colpo quando individua, tra i vasi di iris, una scatola che pare essere di legno scuro. La raccoglie con la massima delicatezza e rientra in casa...le tre donne lo attorniano e quando Mahel la apre, esse, mute, impallidiscono.
Dentro la scatola di legno d’ebano, spicca una corona di spine e quattro chiodi e, sul fondo della scatola, e’ appoggiato un biglietto scritto con inchiostro rosso. Mahel, risoluto, legge con calma: “UOMO, il sangue sulla tua fronte colera’ ancora, il tuo Corpo ed il tuo Cuore cederanno al dolore e alla sconfitta. In questo Tempo, non resusciterai dal tuo sepolcro, e le tue milizie non ti salveranno dalla morte. “Lei” rimarra’ nella Terra del Dubbio, rinneghera’ la sua Missione e tu ci cederai il Regno sulla Terra”.

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Sei figure alte piu’ di due metri, magrissime, dall’incarnato grigiastro e lucido, con la testa calva e smisurata e con occhi enormi e neri, fissano Maddalena in silenzio. Un “suono” tagliente e metallico si muove attorno al loro corpo. Maddalena trema convulsamente, la sua fronte, grondante di sudore, si corruga in una smorfia di terrore e smarrimento. Ella si accorge che tutti e sei parlano con una “sola voce”, che si esprime attraverso la parola di colui che, per primo, si era rivolto a lei:”preparati a “viaggiare” Signora del Tempo e sappi che, quando “ritornerai”, non sarai piu’ la stessa”; poco dopo, le mani di tutti e sei si appoggiano sul corpo di Maddalena, una forte scarica elettrica le percorre la mente; poi il rombo lontano e cupo del nulla. Quando riprende conoscenza, si sente stanchissima e fredda in tutto il corpo. Adagio e con fatica, le palpebre dolenti si schiudono. Davanti ai suoi occhi, un velo di nebbia si frappone tra la sua vista e quello che le sta attorno; sente di essere distesa su qualcosa di gelido e metallico; i piedi e le mani imprigionate dentro anelli che le sembrano di acciaio. Prova ad urlare ma la voce non esce; distingue poche figure sfuocate che si muovono lentamente sullo sfondo di un ambiente semi buio e asettico e che comunicano fra loro in una lingua a lei incomprensibile.
Dopo un tempo che pare essere interminabile, lentamente il velo di nebbia che impedisce a Maddalena di vedere chiaro gli Esseri inquietanti attorno a lei, si dipana; intontita cerca di parlare ma si accorge che la sua voce vive soltanto nella sua mente, poiche’ non una parola riesce ad uscire dalla sua bocca, nonostante ella si sforzi, con tutta se stessa, di farlo. Maddalena ode chiaramente nella testa, all’altezza del cervelletto rettile, l’eco di una acutissima vibrazione sonora; distingue, in piedi davanti a lei, un Essere umanoide, dai lineamenti enigmatici e ironici. L’Essere e’ molto alto, scarno, con capelli corti e neri rasati ai lati della testa. Ella ne scruta il volto e nota che gli occhi, esageratamente grandi ed obliqui, hanno grandi pupille scure; le labbra sono piccolissime cosi’ come le narici e le orecchie; indossa una tuta grigia, aderente e lucida e la pelle ha un’indefinibile colore verdastro; poi l’Essere le rivolge parola: ”Maddalena, per ora non ti e’ ancora dato di sapere dove e con “chi” sei; non e’ arrivato il Tempo ancora per te, di sondare e scoprire la “nostra esistenza’”.Fra poco sprofonderai nell’oblio della tua “notte”, Signora del Tempo, “sognerai” una realta’ sconcertante.. e sarai sola in questo “viaggio”...sola con i tuoi dubbi.” Maddalena non riesce a reagire ne’ a parlare, ne’ a pensare; una “forza” occulta le chiude le palpebre e, ancora una volta, tutto attorno e dentro lei si spegne.
Lorenzo e Corrado Cafa’ fumano nervosamente nella sala d’aspetto del distretto di polizia di Malta, quando ecco che l’ispettore di zona, con un gesto meccanico di richiamo, fa’ loro cenno di entrare nel suo ufficio; con rapidita’ tesa ed attenta, si guarda a destra e a sinistra poi con sicurezza chiude la porta della stanza, si siede dietro la scrivania invitando i due a fare altrettanto sulle sedie poste davanti a lui. Per un lungo istante, fra loro, impera un silenzio vigile ai rumori dell’esterno..poi l’espressione sui loro volti si delinea precisa ed eloquente. Il loro sguardo e’ freddo, complice e calcolatore, un bieco sorriso si apre sui loro volti mentre “l’ispettore” prende la parola:”molto bene collaboratori; i “Signori del Dubbio” sono soddisfatti del vostro operato.. la prima parte del piano e’ andata a compimento...”Lei” e’ nelle nostre mani e sta per entrare nell’oblio...avete fatto un buon lavoro in questi anni, non mancheremo alla promessa fatta di darvi la ricompensa che avete chiesto...ma non prima che abbiate portato a termine la seconda parte del piano, quella piu’ importante e delicata. Non vi e’ concesso alcun errore che potrebbe compromettere tutto”.
Lorenzo e Corrado Cafa’, con un cenno di assenso si alzano dalle sedie e lasciano l’ufficio. Davanti all’entrata del distretto di polizia, un’automobile nera, di grossa cilindrata, li attende dall’altro lato della strada. Mahel, dopo aver richiuso la scatola di legno alza gli occhi verso le tre donne e con aria consapevole dice:”Da millenni gli “Oscuri”, manipolano le generazioni della Terra con la “paura”, che porta dubbi, separazioni, alienazione e crimini cruenti. Non temete, il loro Tempo sta per terminare; un giorno comprenderete Donne delle Stelle, che tutto e’ al servizio di Colui che mi ha mandato...”. Miriam prende per la vita Lizzy e Maria Sion e, con il sorriso di chi “sa” e non puo’ ancora darne rivelazione, le invita ad uscire sulla terrazza, dove il fresco della notte abbraccia una complice luna. Mahel accarezza con infinito Amore il suo cane Joy e si rivolge a lui con un linguaggio dolcissimo e non conosciuto agli abitanti della Terra; le parole che escono dalla sua bocca, arrivano come un canto soave alle orecchie delle tre donne che chiudono gli occhi e, dondolando lentamente, celebrano, nel Sorriso del Cuore, la brillante Luce delle Stelle. E’ notte fonda a Malta. L’auto nera con Lorenzo e Corrado Cafa’ nell’abitacolo, si dirige verso il porto. L’autista, con voce secca e robotica, da’ istruzione, ai due, sul da farsi. In lontananza, una luce metallica nel cielo si muove silenziosa a foglia morta; lentamente e con un sibilo acutissimo, si inabissa nel mare...(continua) 

Maria Sion Crucitti © Riproduzione Riservata Teatro di Atlantide“.
Io Maria Sion Crucitti dichiaro, sotto mia responsabilita', che fatti, personaggi e luoghi del libro “Maddalena e il Pescatore”, sono del tutto casuali”.
Maria Sion Crucitti

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MADDALENA E IL PESCATORE decimo capitolo.  (Estratto dal libro Maddalena e il Pescatore)
L’eco lontano della sirena di una nave in attracco, al porto Maltese, buca il silenzio notturno. Voci di pescatori pronti a caricare in barca le reti, per la pesca in mare aperto, si alternano agli sbuffi di schiuma d’onda, di due motoscafi in partenza per Gozo. Lorenzo e Corrado Cafa’ si portano fuori dall’automobile stazionata sulla strada che volge al molo, dove, una pilotina, li sta aspettando. L’autista, sceso anch’esso dopo pochi istanti dalla vettura, li segue con passo cadenzato e veloce. Dalla pilotina a luci spente, seminascosta dalla nebbia, appare un’individuo alto, avvolto in un trench nero, con un vistoso panama scuro in testa, che nasconde molto bene il suo volto; egli ha, a suo seguito, altri due individui che indossano cappotti lunghi e grigi con ampie sciarpe nere attorno al collo. Lorenzo e Cafa’ vanno loro incontro e, ad un cenno furtivo delle loro mani, li seguono sulla pilotina. Maddalena sprofonda e si dibatte in un’incubo che non concede tregua. E’ prigioniera, dentro una sfera lattiginosa, sospesa negli spazi siderali, dove ombre mostruose, con suoni sinistri e cupi, la trascinano verso un tunnel turbinante e minaccioso. Inizia per lei una vorticosa discesa all’interno di questo gigantesco cilindro rotante, che la ingloba, strappandola a se stessa. Dopo un folle viaggio, risucchiata dentro le sue paure “fisiche” piu’ grandi, si sente bloccare di colpo per poi essere scaraventata all’interno di un’abitacolo buio. Nel terrore piu’ profondo, rasenta la pazzia, non riuscendo a comprendere come mai, pur sentendo di viaggiare con il “corpo” a velocita’ altissima, si percepisce ancora sdraiata su quel letto gelido di metallo, con le mani e i piedi chiusi dentro anelli di acciaio. D’improvviso, dal nulla, uno schermo gigante, a forma di ferro di cavallo, si apre alla sua vista e cio’ che vede proiettato, le spacca il cuore in due dal dolore. Non riesce a muoversi. Supplica il cielo di abbracciarla nella morte, ma come risposta riceve soltanto una visione ancora piu’ chiara e nitida di quanto sta obbligatoriamente vedendo proiettato sullo schermo. Maddalena si accorge di avere in testa una calotta perfettamente aderente al suo capo; intuisce che a livello orbitale, piccoli elettrodi agganciati alle palpebre, la costringono a tenere gli occhi spalancati e, all’interno della bocca, avverte qualcosa che pare essere un respiratore artificiale il quale, anch’esso, come la calotta, si adatta perfettamente ad ogni movimento delle sue labbra. Non potendo chiudere gli occhi fisici, cerca disperatamente di chiudere quelli della mente, ma tutto e’ inutile... cede a quella tortura e inizia a “guardare” quanto accade sul diabolico schermo.
La luce fioca del cielo che inizia ad aprirsi ad una nuova alba, illumina tremula la casa di Mahel. La lunga notte trascorsa trova ancora, Miriam, Maria Sion, Lizzy ed Egli stesso, seduti attorno al tavolo della cucina. L’aroma del caffe’ caldo ristora loro le membra; insieme, sorseggiano la bevanda lentamente, guardandosi negli occhi rossi per la notte insonne, poi Mahel da’ voce al silenzio: “Bene, il piano e’ pronto. Ora, ognuno di noi e’ in grado di affrontare e portare a termine il proprio compito, fino al momento in cui, come da accordi stabiliti, ci ritroveremo tutti e quattro nel medesimo posto... Sappiamo che per un tempo indeterminato non potremo incontrarci di persona, parlarci, comunicare in alcun altro modo se non telepaticamente, quando ve ne sara’ stretta necessita’. Pace, Forza, Pazienza e soprattutto Prudenza, ci accompagneranno in questo lungo viaggio.
Ognuno di noi operera’ in apparente solitudine; ognuno di noi, ora, sa esattamente cosa, come e quando dovra’ agire, senza paura, con nel Cuore il Fuoco Cristico, unito al potente aiuto dei nostri Fratelli interstellari. Detto questo Mahel pone, sul tavolo della cucina, quattro capsule composte di materiale non terrestre, lunghe 1,618 centimetri. All’interno di queste capsule, pulsa, Potente e Pura, l’Energia OROPLATINO “VRIL”. Fatto questo si rivolge assorto alle Donne:” Siate consapevoli di quanto consegno ad ognuna di voi; conoscete da eoni questa Energia al Sevizio della Grande Opera, quindi, usatela con attenzione, precisione assoluta e soprattutto con discernimento”. Lizzy, Miriam e Maria Sion, con estrema delicatezza raccolgono le capsule dal tavolo e, dopo averne temporaneamente disattivato la FUNZIONE, attraverso un COMANDO VERBALE, le pongono in una piccola tasca nascosta dei loro vestiti. Pochi minuti dopo, tutti insieme, con sorprendente coordinazione e celerita’, iniziano a mettere in atto il piano. Mahel, avvolto in un pesante mantello di panno marrone e un largo cappuccio che nasconde parte del suo splendido viso, raggiunge la spiaggia, seguito dal fedele Joy.
Quattro uomini, accovacciati e silenziosi dietro una barca appoggiata sul bagnasciuga, lo stanno aspettando...ecco Mahel li ha raggiunti; essi si alzano e lo abbracciano con dolce accoglienza e, dopo pochi minuti di scambi verbali sommessi, insieme si incamminano verso il porto. Lizzy, sull’uscio di casa, cronometra il tempo di dipartita di Mahel; allo scoccare dei 10 minuti trascorsi, chiama Lorenzo sul cellulare; nel contempo Miriam, lentamente, si avvia verso il Distretto di polizia e Maria Sion, a passo sicuro, si porta nella direzione del bar di Giorgio. Inutilmente Lizzy prova e riprova a chiamare Lorenzo sul cellulare.. invano, nessuna risposta, nessun segnale di ricezione. ”Ok” ella esclama parlando da sola a voce alta:”Ti vengo a pescare lo stesso, figlio di puttana! Tu non immagini neanche cosa ti aspetta!”. Detto questo, avvolta nel suo poncho e cappello di lana blu, prende la chiave dell’automobile e lo zaino, esce dalla casa di Mahel e si avvia velocemente verso la sua vettura. Nella sala d’aspetto del distretto di polizia, Miriam, seduta e silenziosa, si guarda intorno. Ogni 10 minuti punta gli occhi sul suo orologio da polso per poi direzionare la vista verso la finestra che da’ sulla strada. Sul suo viso, vive un’imperturbabile espressione serena e calma. Di li’ a poco, ecco che il rombo sordo di una moto di grossa cilindrata si spegne davanti all’entrata del Commissariato. Ne scende un uomo alto e corpulento, con grandi occhiali scuri; egli si toglie il casco ed i guanti e, con aria indifferente guarda nella direzione della finestra dalla quale piu’ volte Miriam si e’ affacciata con lo sguardo...ella si volta verso di lui, muove con il capo un cenno complice verso quell’uomo, poi, con apparente naturalezza si alza e si dirige verso la stanza dell’ispettore Fosco Briganti.

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Il bar di Giorgio ha appena aperto. Maria Sion, si siede al tavolino vicino all’entrata, si guarda a destra e a sinistra... inizia ad arrivare gente; controlla l’ora dal suo orologio da polso e, dopo dieci minuti esatti, ordina un cappuccino e un croissant. Ora guarda nella direzione della piazza attigua alla Chiesa...ed ecco arrivare una donna che tiene nella mano sinistra una piccola valigia nera; ella porta occhiali da sole molto scuri; e’ molto alta e sembra avere un corpo perfettamente definito nella bellezza e perfezione armonica delle forme fisiche. La pelle e’ chiarissima ed i lineamenti del suo viso lasciano solo spazio alla delicatezza femminile. I suoi capelli, biondi e lucenti, scendono come un velo di sole, sull’ampio collo di lana del lungo cappotto bianco che indossa. Saluta Maria Sion con un grande sorriso che mette in luce la sua perfetta dentatura, poi si siede accanto a lei e dice:” Pace a te Maria. Ho portato quanto ti occorre per il prossimo passo del piano che hai da mettere in atto. Quando “gli” consegnerai la valigia, non avra’ nulla da dire. Tranquilla, controllera’ il contenuto e non fara’ una piega. Ora ti lascio perche’ sta per arrivare...sai come contattarmi”. Maria Sion, con un dolce sorriso complice, trattenendo a forza l’emozione ed il desiderio di abbracciarla forte, le sussurra:” grazie..a presto Azula”.
Inorridita e sconvolta Maddalena guarda quel film dell’orrore che scorre sullo schermo gigantesco. Il film, infatti, rappresenta fedelmente fatti, eventi e persone che hanno costellato la sua vita da escort ...ma tutti riportati al...contrario di come ella ricordava di averli vissuti e gestiti.
Il “Potere Segreto”, che Maddalena, aveva sempre riconosciuto come proprio, e del quale era certa di averne messo in pratica la dinamica perfetta con i suoi abituali “clienti”, in realta’ non apparteneva affatto a lei, bensi’ ai clienti stessi.... compreso Lorenzo. Loro, e solo loro, avevano obnubilato la sua mente soggiogandone i sensi durante gli “incontri carnali”! Loro, e solo loro, avevano manipolato la sua realta’ portandola a credere che nessuna mano, nessun fiato lascivo, nessun rantolo depravato addosso al suo corpo abbandonato alla loro merce’, fosse mai accaduto! Maddalena, guarda se stessa sullo schermo, il suo volto devastato dal ribrezzo; rivive tutto nella carne come se stesse accadendo in quel preciso istante; sente, salire per le nari, il sudore maleodorante della bestialita’ di quegli uomini e, alienata e sconfitta, chiede pieta’ a quel Dio che senza alcun ritegno, secondo lei, aveva calpestato la sua vita fin da quando era bambina; che l’aveva costretta alla sua prostituta tirannia, senza che ella avesse fatto nulla per meritarla. La sua mente, i suoi cinque sensi, si spengono; di lei rimane solo il respiro che sibila, nelle sue orecchie, come un’eco lontano di vita.
“Qualcuno” le tocca sulla fronte, le toglie gli elettrodi dalle palpebre, la calotta, il respiratore dalla bocca..le libera, mani e piedi, dalle manette d’acciaio, poi la solleva dal gelido lettino e la porta via. Lo schermo gigante si spegne, ed il buio sovrano, riprende ad imperare in quel luogo infernale. Mahel, seguito dai quattro uomini, e’ in piedi davanti al bar del porto. Per un lungo istante, rimangono tutti fermi a guardare il cielo, mentre Mahel cronometra 10 minuti sul suo orologio. Allo scoccare del 10 minuto ecco che una luce blu brillante lancia bagliori violetti. Joy guaisce e scodinzola cercando lo sguardo di Mahel poi, ad un cenno dello stesso, si lancia in corsa verso la direzione della pilotina, che poco prima aveva accolto Lorenzo e Corrado Cafa’. La Luce blu dell’oggetto pulsante, che si muove a foglia morta nel cielo, decelera e inizia a planare sul mare, fino ad inabissarsi in esso. In quel preciso istante, Mahel lancia un comando ai quattro uomini al suo fianco e tutti insieme si incamminano, a passo sincrono, nella direzione della pilotina. La nebbia si e’ ormai diradata, un pallido sole invernale inizia a sorgere. Dal mare, i pescatori lanciano, l’un l’altro, richiami di pericolo; essi infatti hanno appena assistito alla scomparsa nell’acqua dello strano oggetto luminoso sceso dal cielo e, con paura e frenesia si apprestano velocemente a rientrare al porto...(continua)

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MADDALENA E IL PESCATORE undicesimo capitolo.  (Estratto dal libro Maddalena e il Pescatore)
E’ mattina ormai inoltrata; stormi di gabbiani volano bassi specchiandosi nel blu del mare calmo. Drappelli di gente di passaggio e di pescatori, si muovono freneticamente sulla banchina del porto Maltese; due pantere della polizia, stazionano sulla strada attigua al porto. Un pescatore, in stato di shock, farfuglia nervosamente quanto accaduto alle prime luci dell’alba, ad un giornalista televisivo che tenta, con pazienza, di raccoglierne una chiara testimonianza. “non credevo ai miei occhi...stamane! Ero fuori in barca per la pesca, quando, improvvisamente, nel cielo, e’ apparso un oggetto pulsante di circa 20 metri di lunghezza, a forma di campana. Il colore variava dall’azzurro luminescente al dorato brillante. Ecco....l’oggetto, dopo aver volteggiato a foglia morta per pochi secondi nel cielo, si e’ inabissato, ad altissima velocita’, nelle acque del mare, senza emettere alcun rumore, nemmeno all’impatto con l’acqua e poi...poi..” Con un gemito, l’uomo, portandosi la mano al petto, si accascia sul selciato. Solo una smorfia sul suo volto, lascia intendere quale acutissimo dolore al cuore gli sia improvvisamente sopravvenuto. La confusione frenetica che gia’ aleggiava fra la gente, si dilaga ancora piu’ forte. Una donna, dal suo cellulare, chiama un’ambulanza.
Maria Sion segue con lo sguardo Azula, che si allontana verso la piazza per poi scomparire sulla soglia della chiesa; seduta al tavolino del bar di Giorgio, ella stringe tra le mani la valigetta nera consegnatale da Azula; il suo sguardo scruta l’altro lato della strada da dove sarebbe dovuto arrivare l’uomo al quale l’avrebbe consegnata, come da piano prestabilito. Passati 5 minuti, ecco che un giovane uomo appare dal fondo del viale; egli avanza con passo sicuro e veloce verso di lei; e’ elegante e massiccio, il volto tirato e abbronzato, seminascosto da occhiali da sole importanti e scuri. Maria Sion si alza dalla sedia e gli va incontro lentamente...
“Maddalena apri gli occhi!”. Una voce metallica e pungente arriva alla mente di Maddalena. Ella non riesce a muovere un muscolo del proprio corpo, che sente freddo e rigido. Le palpebre sono serrate ed immobili, solo l’udito le si apre chiaro e tonante. Le sue labbra sono secche e livide; nei meandri della sua mente esiste solo l’incapacita’ assoluta di formulare alcun pensiero. Prova a muovere le dita della mano sinistra e, con estremo sforzo ci riesce...il tempo di sentire la viscida percezione di essere immersa in un liquido gelido e lattiginoso, poi qualcosa si aggancia alle sue palpebre, sollevandole. La vista di Maddalena, si appoggia su di un volto asettico, privo di qualsiasi espressione; il cranio e’ voluminoso, gli occhi esageratamente grandi e ovali, le labbra sottilissime e serrate, le narici minuscole e l’incarnato e’ color del marmo bianco. “Sei Bella Maddalena, il tuo Cuore di carne e Luce e la tua Anima Antica, mi sono preziosi...il mio nome in codice e’ USEG, Signore del Dubbio. Il mio Regno e’ VIRTUL e vivo nell’inconscio degli esseri umani. Ti ho rapita a te stessa, per mostrarti quanto, la tua mente, abbia sempre vagato nell’illusione di possedere “quel POTERE”; ti ho mostrato quanto sia sterile e vana la tua convinzione di avere certezze. Tutto, nella tua vita, e’ stato solamente un’abbaglio; tutto e tutti, anche chi hai chiamato amico o amica, anche chi ti ha fatto brillare gli occhi per un’istante, rapendo il tuo sguardo in silenzio, senza affondare le mani nel tuo corpo”. Maddalena si accorge che quell’Essere non comunica con lei attraverso la parola, bensi’ telepaticamente nella sua testa, nella sua mente. Nulla ormai tocca le emozioni di Maddalena, nessun dolore, nessun timore. Ella e’ solo testimone impassibile e amorfa di quanto sta vedendo e ascoltando. USEG continua:” Rimarro’ nella tua mente, per un tempo senza tempo lineare, solo nella “Presenza dell’ORA”. Sappi, Maddalena Reale, che il DUBBIO e’ l’unica certezza che esiste. Preparati a vivere quanto di piu’ straordinariamente improbabile tu possa aver mai immaginato ”.
A sirene spiegate l’ambulanza, che era stata chiamata per soccorrere il pescatore colto da malore, chiede strada in mezzo al traffico; ma ecco che in prossimita’ del viale che volge al porto, qualcosa accade...uno stridore acuto e sordo, il tentativo fallito di una frenata, poi l’impatto, l’urto violento e frontale dell’ambulanza con un Tir, sopravvenuto a forte velocita’, dalla corsia di destra del viale. Sull’asfalto solo i segni fumosi ed acri dello scontro; lamenti strazianti si odono provenire dall’ambulanza accartocciata sotto il Tir. Nascosto, dietro un albero del piccolo giardino che da’ sul luogo dell’incidente, un uomo sorride sarcastico e soddisfatto dell’accaduto.
Quell’uomo e’ Lorenzo. Egli, totalmente in balia delle milizie del Signore del Dubbio, attraverso una tecnologia tanto avanzata quanto spietata, aveva appena messo in atto, in quella specifica situazione, quanto da loro ricevuto come ordine, la notte appena trascorsa sulla pilotina stazionata nel porto. Pertanto, aveva azionato, attraverso un imput frequenziale, il microcip installatogli dai servitori di USEG, nella ghiandola pineale. Questo microcip, infatti, nell’istante in cui veniva attivato dal suo portatore, emetteva un’impulso frequenziale specifico, in grado di alterare e dare una direzione scelta a priori, a qualsiasi oggetto in movimento e, soprattutto, a soggiogare e manipolare immediatamente, la mente dell’ Essere Umano, spingendolo a fare azioni contrarie al proprio libero arbitrio. 

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Nell’ufficio del Commissario Fosco Briganti, del distretto di polizia vicino al porto, un forte odore di tabacco pesa come il piombo, Miriam, siede seria, davanti alla sua scrivania. L’atmosfera tra i due e’ pesante, si taglia con il coltello. Fosco Briganti, dopo aver retto per qualche istante il glaciale silenzio che si era venuto a creare, rompe il ghiaccio:”Bene! cara Signora Miriam di Zion, non mi aspettavo di vederti cosi’ presto nel mio ufficio...immagino tu sia venuta a denunciare la scomparsa di qualcuno, non e’ cosi’?”. Miriam lo guarda dritto negli occhi, poi, con voce ferma e decisa gli annuncia: “Fosco, dammi la combinazione per accedere al microcip mentale che coloro che servi hanno installato nella pineale di Maddalena e avrai salva l’anima ed il corpo; vivrai come uomo libero e consapevole, nel nuovo mondo che sta per manifestarsi su questo meraviglioso Pianeta. Sai molto bene che mio figlio Yeshua e’ gia’ su questa Terra in carne ed ossa e sai anche che l’ora del giudizio e’ prossima a venire. Egli, nella sua infinita compassione ti concede l’ultima opportunita’ di ritirarti in tempo dalla via nefasta che hai intrapreso e di pentirti dell’operato che hai fino ad ora messo in atto; operato che, di certo, ti portera’ nel fuoco ardente della morte seconda”. Fosco Briganti impallidisce, per un’istante, sul suo volto duro e spigoloso, la maschera della paura la fa’ da padrone; la fronte imperlata di sudore, trema corrugandosi; si morde le labbra con vergogna e timore poi, ripreso il controllo di stesso, opta per la scelta di morte. Egli guarda Miriam beffardo e:”Siamo in piena battaglia Miriam di Zion, e tu sai molto bene che il mio signore USEG, possiede l’arma piu’ potente per sottomettere i popoli della terra ed assoggettarli in schiavitu’, costringendoli, attraverso bieche manipolazioni mentali occulte, originate dagli imput frequenziali del microcip Z666, a credere nei falsi dogmi, a perdersi nell’annichilimento del loro Sacro Potere di Esseri Liberi, Radiosi e Creanti; Z666 ha una precisa funzione: “ attivare il DUBBIO”. Il dubbio genera confusione, la confusione partorisce paura...la paura origina dipendenza...”
Fosco Briganti, nel profondo dell’anima sua, sa che con “quella dichiarazione di intenti” ha sentenziato, per se stesso, la piu’ atroce condanna. Un gelido silenzio cala di nuovo nella stanza; lentamente, con un’impercettibile cigolio, la porta dell’ufficio di Fosco Brigantisi apre e appare un uomo....lo stesso che poco tempo prima aveva parcheggiato la sua moto di grossa cilindrata, sulla strada davanti l’entrata del distretto di polizia.
Lorenzo, con le pupille dilatate per la cocaina assunta nascostamente dietro l’albero del piccolo giardino, si appresta a confondersi fra la folla accorsa sul luogo dello scontro tra l’ambulanza ed il Tir. All’improvviso, una mano lo prende con forza per un braccio costringendolo a fermarsi. Lorenzo si gira di scatto e, sul suo volto, l’aria assente e deviata lascia spazio ad una smorfia di paura..”Lizzy!”; Egli fulmineo, sostenuto dall’obnubilamento della droga assunta da poco, traduce in violenza la sua paura...sta per aggredire Lizzy spingendola con forza sul prato dietro il muretto di cinta del giardino, quando viene atterrato, da qualcuno, con un colpo secco sul collo. Lizzy, si riprende e si alza da terra guardando nella direzione in cui e’ partito il colpo che ha neutralizzato Lorenzo...poi un sospiro di sollievo, un dolce sguardo di riconoscenza e, di slancio, le braccia al collo...”grazie....ARESH mio splendido fratello delle Stelle....sei arrivato appena in tempo...”.
Dall’ oblo’ della grande Astronave ISHAON, la maestosa pergamena celeste, brulicante di stelle e di pianeti che danzano nello spazio siderale, si apre allo sguardo potente come la folgore piu’ fulgida del Creato e color del del Sole piu’ luminoso di tutti i Soli delle galassie, di un’ Essere Meraviglioso alto piu’ di 2 metri; Egli e’ un RE, il Re dei Re. I lineamenti del suo volto radioso e di una bellezza sconvolgente, sono perfetti e sublimi. Egli ascolta, assorto, nel suo stato di estasi perpetua, il SUONO DELLE SFERE; un concerto di ineffabile armonia di celesti note che generano bagliori di Luce iridescente e straordinariamente brillanti. I lunghi capelli color dell’ebano, gli accarezzano il collo possente e slanciato nel contempo, color dell’oro bronzato, come tutto il suo corpo; le mani, raccolte sopra il suo ventre, sono espressioni di eleganza e di forza. Egli inspira piano la fresca e pura aria dell’abitacolo e nel soffio dell’espirazione, un Suono soave esce dalle sue labbra composte; chiude gli occhi, un sorriso dolcissimo si accende sul suo volto e poi un sussurro di magico incanto fra le stelle:”Mahel! l’ora e’ arrivata... preparati ad accoglierMI, sto per entrare in te..”...(continua)

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MADDALENA E IL PESCATORE dodicesiamo capitolo.  (Estratto dal libro Maddalena e il Pescatore)
Mahel ed il suo seguito di quattro uomini, con accanto la fedele “sentinella” Joy, il suo amato cane, dopo aver disinnescato, durante il finir della notte precedente, un dispositivo d’intercettazione radar delle milizie di USEG, ben nascosto ai lati della pilotina, vengono raccolti da un ricognitore che furtivamente emerge dal mare a pochi metri dalla poppa della stessa. Il ricognitore, infatti, in virtu’ delle tecnologie cosmiche super avanzate delle quali si avvale, e’ in grado di rendersi totalmente invisibile anche all’occhio umano.
La cupola trasparente del ricognitore, si richiude immediatamente dopo aver raccolto gli uomini ed il cane e, ad altissima velocita’, si inabissa tra i flutti. Avvolta da un potente campo magnetico, una grande astronave, poggia silenziosa sul fondo del mare. L’astronave e’ la stessa che alle prime luci dell’alba, era stata avvistata, nel cielo, dai pescatori.
Appena il piccolo ricognitore si avvicina al campo magnetico dell’astronave, viene risucchiato velocemente da un vortice di luce verde pulsante che lo spinge lentamente verso l’interno dell’hangar, situato in una delle molteplici aree interne dell’astronave aliena. Mahel, i quattro uomini e Joy, appena scesi dal ricognitore, vengono accolti da un’ Essere umanoide di grande bellezza; alto oltre due metri e dal corpo ben definito e slanciato. Egli indossa una tuta bianca molto aderente, traslucida, contraddistinta da fregi dorati all’altezza del colletto alla coreana ed una cintola trasparente che emette una luce intermittente, verde brillante. Ai piedi indossa stivali altezza polpaccio, bianchi, lucidi e morbidissimi. Al lato sinistro della tuta, vicino al Cuore, spicca, dipinto in oro sabbiato e stilizzato, il simbolo dell’IDROGENO. L’incarnato e’ color dell’oro ramato, i capelli, lunghi fino alle spalle, brillano come seta dorata; gli occhi, verde smeraldo, sono molto grandi e luminosi. L’Essere, dopo aver accarezzato Joy che gli scodinzola attorno festoso, abbraccia con slancio Mahel e i quattro uomini, sfoderando il sorriso piu’ accogliente che si possa immaginare, poi, rivolgendosi a Mahel: “Pace a te Amato Maestro Gesu’ di Nazareth, Benvenuto fra noi”.

(Si’, Gesu’ il Nazareno, in incognita sulla Terra, altro non era che Mahel).

“Pace a te Comandante Kalsha, Fratello di Metaria!” risponde con il volto splendente Gesu’: “La mia Gioia per questo nostro incontro e’ infinita!”.
Gesu’ e Kalsha siedono, uno davanti all’altro, sulle poltrone anatomiche, color bianco latte, sospese a circa 50cm dal pavimento griglio perla della grande sala centrale dell’Astronave. L’ambiente e’ pervaso da un’aria freschissima e da un soave profumo di Rosa e Gelsomino. Le pareti grigio-azzurre dell’abitacolo, leggermente concave, paiono respirare, lentamente, come materia pensante, ed emettono una luminescenza, dello stesso colore, che irradia luce naturale in tutto l’ambiente.
Gesu’ si guarda attorno con aria estatica, respira profondamente ad occhi socchiusi quell’aria di Pace e di Bellezza, poi rivolge la parola a Kalsha: “Fratello Kalsha, durante il nostro recupero in mare, da parte del vostro ricognitore, ho sentito, molto chiaramente, nella Coscienza del Cuore, l’ANNUNCIO dello Spirito Santo; FIGLIO del SOLE, il Cristo.
Si, dolce Fratello di Metaria, L’ ISTANZA CRISTICA, sta per SCENDERE in me ed IO SONO pronto ad accoglierla, cosi’ come feci 2000 anni fa, quando, sulle rive del fiume Giordano, Giovanni il Battista, mi battezzo’. Successivamente al mio ultimo respiro sulla croce, quello stesso mio Corpo di Carne, Calice del Sangue Reale del Re dei Re, resuscitato dalla Morte, ora e’ pronto nuovamente ad essere riempito dal Santo Spirito del Cristo Vivente, poiche’ il Tempo del MIO glorioso ritorno sulla Terra nella carne e nello Spirito, e’ giunto...non piu’ come vittima sacrificale per la salvezza degli uomini, bensi’ come GIUDICE delle loro opere. Ritorno per riprendere i miei, gli Eletti, coloro che il Padre mio Adonay, mi ha affidato, coloro che hanno atteso il mio ritorno non nella vergogna ma nella celebrazione del mio Nome; che hanno agito il comandamento che da’ Vita alla Vita, ovvero: “Ama il prossimo tuo come te stesso e non fare ad altri quello che non vuoi sia fatto a te”. Non preghiere vuote e sterili, bensi’ opere umanitarie ed etiche nei confronti dei piu’ bisognosi e della societa’, nel rispetto e nella salvaguardia di questo meraviglioso Pianeta che gli umani chiamano Terra. Cosi’ come in quel tempo ho promesso ai miei Apostoli, prima ascendere in Cielo con la ISHAON, la mia Astronave Madre, sto per manifestarmi all’umanita’ unito alle mie milizie celesti, per costituire il Nuovo Regno sulla Terra, un Regno fatto di Pace, Amore e di Giustizia, riservato a tutti gli uomini di buona volonta’”.
Il Comandante Kalsha, a quelle parole, sorride con infinita dolcezza e: “Amatissimo Gesu’, IL SANTO SPIRITO, FIGLIO del SOLE, ha incaricato me e le milizie interstellari delle Costellazioni delle Pleiadi, Sirio ed Orione, di prepararci a scendere sulla Terra per un contatto massivo. Tu sai bene che da molto tempo le nostre astronavi stazionano nei cieli attorno alla Terra, ben nascoste alla vista dei radar di intercettazione; sai anche che stiamo per dare l’ANNUNCIO, agli umani, del “TUO” Ritorno, mio Radioso Maestro dei Maestri, Gesu’ il Cristo.” 

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Sulle parole di Kalsha, dal fondo della grande sala, si apre un tunnel di energia bianchissima da dove appare una Donna di Straordinaria Bellezza. Ella sembra essere Vestita di Sole per lo splendore che emana il suo Corpo...sorride, ed i suoi incredibili occhi color dell’ambra si muovono dentro LUCE di irresistibile Gioia e Potenza. L’aria fresca della grande sala, sembra spostarsi al Suo passaggio, mentre il profumo della Rosa e del Gelsomino, assumono ancora piu’ intensita’.
La Donna “VESTITA DI SOLE”, si avvicina lentamente, con grazia sublime a Gesu’, che piega le ginocchia davanti alla sua veste radiosa, poi, con voce rotta da profonda emozione e devozione, Egli Le rivolge la parola: “Miriam, Madre mia, Regina del Cosmo intero, emblema della piu’ pura Compassione e fulgido Amore Incondizionato, Messaggera e Mediatrice tra i Cieli e la Terra, mi inchino alla tua BELLEZZA e REGALITA’”. La Donna Vestita di Sole, raccoglie le mani di Gesu’ fra le sue e lo invita ad alzarsi; Lo bacia SOFFIANDO FIATO sulla Sua fronte, cosi’ come da sempre amava fare, attraverso il suo “doppio denso” che CAMMINAVA sulla Terra... e: “Splendido Signore dell’Universo, amatissimo Figlio del mio ventre, tutto il mio Amore e Servizio ti appartengono, per l’Eternita’”.
Gesu’ di slancio La abbraccia poi, scostandola piano dal suo petto, la guarda profondamente negli occhi e, perdendosi in essi, con un fil di voce, Le dice:” Madre mia, la mia Gioia e’ infinita, ma il mio Cuore di FIGLIO dell’UOMO, lacrima nel dolore per la mia Compagna Maria Maddalena..Ella e’ sotto attacco di USEG, signore del DUBBIO. So che e’ necessario, per Lei, affrontare questa dolorosa prova, so che e’ nella volonta’ di mio Padre Adonay che questo stia avvenendo, ma ti prego, intercedi presso di LUI affinche’ tutto questo volga al termine tempestivamente, intercedi acciocche’ Ella si risvegli dal “sogno” e ritrovi la sua vera identita’, l’antico RICORDO della nostra Missione sulla terra in questo tempo ed in questo spazio.
“A quella richiesta MIRIAM replica:”Figlio, conosci la “REGOLA”...la LEGGE. Il libero arbitrio degli esseri umani, non si puo’ evadere. Per Amore e solo per Amore e’ stato Donato loro dal Padre Adonay, affinche’ essi possano ricordare, attraverso il karma delle loro molteplici reincarnazioni su Gaia e la sperimentazione dell’illusoria dualita’ nella terza dimensione, chi sono nel Vero, poiche’ non e’ possibile ESSERE Luce Consapevole, se, a priori, non si e’ conosciuto il buio, soltanto attraverso questa PORTA si puo’ mettere in atto la SCELTA... sappiamo che la LUCE e’ Amore e il BUIO e’ assenza di Amore... Maria Maddalena ce la fara’, ne sono sicura, nel suo Cuore vive, attivo, il fuoco dell’Atomo Cristico. Ora il mio “doppio” sulla terra sta gia’ operando a suo favore. Figlio, tu sai che Ella stessa si e’ offerta, dal Piano della Beatitudine, di prendere “Forma Umana” sulla terra, accettando l’oblio del Ricordo... Maria Maddalena ha scelto, per Amore del principio del Sacro femminino che vive nascosto nel “ventre” delle donne, di “lavare” il karma umano femminile, accettando di “incarnarsi”, sacrificando se stessa alla terribile PROVA DEL DUBBIO, sapendo perfettamente dal piano dello Spirito, che avrebbe rischiato di non RICORDARE...e quindi di fallire..”

Maddalena respira piano e senza fatica ad occhi chiusi; sente che il suo corpo non e’ piu’ sdraiato sul letto gelido, che i polsi sono liberi dalle manette d’acciaio; non avverte piu’ il viscido liquido gelatinoso dentro il quale si sentiva imprigionata, bensi’ ha la percezione di essere sdraiata sopra un giaciglio tiepido, morbido e confortevole. Prova a sollevare le palpebre e si accorge che le riesce senza resistenza. Ora i suoi occhi sono totalmente aperti. Lo scenario che le appare e’ straordinariamente bello e magico.. Maddalena, infatti, si percepisce in un boschetto di erbe aromatiche, di fiori freschi dai brillanti e molteplici colori. Sente che il suo corpo risponde perfettamente ai suoi comandi e che il nuovo “giaciglio” morbido e confortevole che la accoglie, altro non e’ che un cuscino d’erba folto e profumatissimo: “Che succede? Dove mi trovo? E’ forse finito il mio incubo? Ho solo sognato? E chi mi ha portato in questo luogo? C’e’ qualcunoooo!!! Riportatemi a casa vi prego...prometto che dimentichero’ tutto, non parlero’ con nessuno...non mi interessa nemmeno sapere perche’ mi avete fatto questo e chi siete veramente! Voglio solamente ritornare a casa mia..voglio sapere che ne e’ stato di Lizzy e di tutti gli altri!”. La voce di Maddalena si perde in una strana eco....nessuno risponde alla sua richiesta d’aiuto..quel “luogo” pare essere deserto. D’un tratto Ella sente, alle sue spalle, come un suono di acqua che scorre...si alza e segue la direzione di quel suono..ecco che, nascosto tra due faggi, Maddalena intravede un ruscelletto; l’acqua zampillante e allegra danza tra i sassi sparsi nel suo letto. “Oh siiiiiiii, finalmente posso almeno bagnarmi le labbra e rinfrescarmi un po”, esclama Maddalena; poi si avvicina alla sponda del ruscello, si china in ginocchio e vi tuffa le mani dentro. Appena le dita delle sue mani sfiorano “l’acqua”, l’espressione del suo viso si contrae di paura..un urlo soffocato esce dalla sua bocca:”Mio Dio noooo”....(continua)

Maria Sion Crucitti © Riproduzione Riservata Teatro di Atlantide“.
Io Maria Sion Crucitti dichiaro, sotto mia responsabilita', che fatti, personaggi e luoghi del libro “Maddalena e il Pescatore”, sono del tutto casuali”.
Maria Sion Crucitti

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MADDALENA E IL PESCATORE tredicesimo capitolo.  (Estratto dal libro Maddalena e il Pescatore)
Il sole e’ gia’ alto sul mare di Malta. Nella piazzetta dell’incidente tra il tir e l’ambulanza, che si stava dirigendo verso il porto a soccorrere il pescatore infartuato, e’ ritornata la calma. Il povero pescatore che alle prime luci dell’alba aveva assistito all’inabissamento dell’astronave in mare e’ ormai deceduto e i suoi colleghi, impauriti dall’accaduto al compagno, si sono chiusi nel silenzio.
Il carro attrezzi ha ormai raccolto le carcasse dei due veicoli semidistrutti dallo scontro. Nel giardinetto attiguo al luogo dell’incidente, Lorenzo giace svenuto sull’erba dietro la siepe. ARESH e Lizzy, in piedi accanto a lui, parlano fra di loro a bassa voce.
ARESH:”Lizzy, attiva il tuo VRIL verso Lorenzo, sai che questa operazione annullera’ immediatamente il cip di USEG, nella sua ghiandola pineale. Poi allontanati e aspettami al bar di Giorgio, quello vicino alla chiesa. In questo momento Maria Sion sta incontrando il “tizio” al quale deve consegnare la valigetta che ha avuto da AZULA; sappi che Maria Sion sta prendendo tempo con lui, nell’attesa del tuo e del mio arrivo, al fine di portare avanti il piano stabilito.. mi raccomando prudenza e calma...sai che non sei sola.” Lizzy replica:” Va bene Fratello ARESH, ma dimmi, che ne e’ di Mahel? Non ho notizie telepatiche da lui; tu sai se ha incontrato KALSHA sull’astronave in fondo al mare?”. ARESH ribatte:” Si Lizzy, si sono incontrati tutti, ora stanno parlando con la Madre, nella Sala Regina. Dai, incamminati velocemente verso la chiesa, io ti seguo a distanza. Lorenzo e’ neutralizzato; sappiamo che quando si riprendera’ non ricordera’ nulla, ne’ del suo passato ne’ della sua identita’. Il suo cervello, ora, e’ come un buco nero dentro il quale vive solo lo sconforto del vuoto piu’ buio. Il VRIL gli ha disattivato totalmente la memoria; non e’ piu’ un pericolo ne’ per noi ne’ per la missione. Da adesso in poi, Lorenzo sara’ soltanto un vagabondo, un morto vivente per il resto del suo infelice cammino su questa terra; vivra’ di elemosina, senza una casa e un lavoro, inoltre, nessuno dei suoi “amici”, compreso Marco, incontrandolo, lo riconoscera’..... questo, mia cara Lizzy, e’ il tributo per le sue opere nefaste e lo sara’ anche per tutti coloro che si sono asserviti ai piani di USEG”.
Lizzy si avvia verso la chiesa e contemporaneamente, ARESH, nascosto dalla siepe, attiva un congegno posto all’interno della suola degli stivali che indossa; ecco che in pochi secondi, egli si smaterializza, per poi ri-materializzarsi con il corpo fisico di un anziano signore, vestito di stracci come un clochard. Fatto questo ARESH si avvia anch’egli verso la chiesa.
Lizzy e’ ormai sopraggiunta al baretto di Giorgio, seguita a distanza da ARESH, camuffato da clochard. Maria Sion e’ seduta al tavolino del bar insieme al “tizio” al quale avrebbe dovuto consegnare la valigetta datale da AZULA; i due stanno parlando sottovoce. Lizzy, facendo finta di niente, si siede al tavolino accanto al loro, simulando un’aria distratta. ARESH, nelle sembianze di un clochard, si siede poco li’ accanto, sul marciapiede, fingendo di chiedere l’elemosina. Maria Sion, che con la coda dell’occhio aveva seguito tutto, si rivolge all’uomo che ha di fronte e gli dice:” Allora, eccoti la valigetta, aprila, controlla se c’e’ quello che mi hai chiesto, dammi in cambio quel codice come pattuito e poi vattene”. L’uomo, con lentezza, apre la 24 ore, ne controlla con cura il contenuto; adagio richiude la valigetta, poi porta la sua mano sinistra in tasca...ma non ne estrae il biglietto con il codice, bensi’ attiva un dispositivo.. Maria Sion si sente immediatamente soffocare senza che alcuna mano l’abbia toccata! ”Qualcosa” le serra la gola e le impedisce di respirare..sente che sta per perdere i sensi..quando fulmineo ARESH, con un colpo di karate, mirato al gomito dell’uomo, gli sottrae dalla tasca il congegno rivolgendolo, fulmineo, verso il suo cervelletto rettile. Lizzy, velocissima, sottrae nel contempo la valigetta dalle mani dell’uomo, si precipita poi ad attivare il VRIL di Maria Sion, che simultaneamente si riprende; ecco che ARESH solleva l’uomo per un braccio, lo trascina dietro l’angolo della chiesa, lo neutralizza definitivamente, poi gli prende dalla tasca il foglio con il codice. Lizzy e Maria Sion raggiungono ARESH e, a seguire, tutti e tre, si stringono a cerchio fra loro; ARESH attiva il congegno nascosto nella suola delle sue scarpe che, immediatamente, li smaterializza da quel luogo e, mentre ormai il “tizio”, giace senza vita sull’asfalto, un drappello di gente urlante, compreso Giorgio, si affannano a chiamare soccorso, telefonando alla centrale di polizia....
Maddalena non crede ai suoi occhi. Quella che sembrava acqua fresca di un ruscelletto zampillante, in realta’ era solo virtuale; le mani che ella aveva affondato dentro quell’acqua, avevano incontrato solo il vuoto. Trafelata esclama:” Non e’ possibile! tutto questo non esiste e’ solo un’ologramma! Non c’e’ nessun boschetto e fiori profumati qui, nessun ruscello, nessun suono..nulla..nulla!”. Forse nemmeno io esisto!! Ho paura, ho tanta paura..Lizzy dove sei? Portami via da quest’incubo, non resisto piu’, voglio morireeee!!”. Alla parola “morire”, si materializza la figura di Lizzy! Maddalena immediatamente si lancia per toccarla, per vedere se almeno lei e’ reale!...ecco che qualcosa di strano accade. “Lizzy” tocca con la sua mano quella di Maddalena, ed ella avverte, non la sostanza fisica dell’amica, bensi’ una leggerissima scossa elettrica. “Mio Dio! Lizzy, cosa sta accadendo, perche’ ti sento solo cosi’, dove sei? Mi stai forse sentendo telepaticamente? O forse siamo morte entrambe e finite in questo inferno?”. “Lizzy” inizia a parlarle, ma la sua bocca non emette alcun suono, ne’ movimento, piuttosto a Maddalena, la voce dell’amica, arriva come un diapason mentale, in simboli, che ella traduce spontaneamente, nella canonica verbalita’ che conosce. Lizzy prosegue la comunicazione:“Maddalena, ho poco tempo per usare questo codice...unico strumento, per ora, che mi permette, di “raggiungerti” virtualmente! Ascoltami bene! Tutto quello che credi di aver vissuto fino adesso, non e’ REALE! USEG, ti ha intrappolato la mente, in modo macabro e folle, affinche’ tu impazzisca nel dubbio di chi sei realmente. Egli vuole confondere il tuo discernimento, facendoti credere l’esatto contrario di quello che sei nel vero! Ti spieghero’ tutto...ti diro’ chi e’ USEG....ma adesso fidati di me e fai quello che ti dico senza farmi e farti domande, presto ci abbracceremo, stai tranquilla per quanto ti e’ possibile, fidati di te e di me... Nulla e’ reale di quanto hai visto e vissuto fino ad ora in questo incubo, sta accadendo solo nella tua mente per opera di..capisc...” la comunicazione si interrompe di netto e “Lizzy” si dissolve. Tutto svanisce. Maddalena disperata urla:”Lizzyyyy, non te ne andare!! Lizzyyyyy...non lasciarmi sola! Lizzyyyy”.
Il silenzio sordo ritorna in quel “luogo” virtuale. Maddalena chiude gli occhi, porta le mani al volto e piange senza emettere alcun suono dalla bocca; solo il suo petto si muove convulsamente..solo le sue lacrime sono reali, quanto la sua disperazione.

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Nella Sala Regina dell’Astronave Madre SHA, Mahel, Miriam e Kalsha siedono in cerchio attorno al grande tavolo rotondo, fatto di possenti e splendenti cristalli di quarzo. Nel centro del tavolo, il Sacro Atomo Cristico Onnisciente, gravita sospeso nell’aria in tutto il suo splendore, radianza e potenza. Fluttuazioni di Energia di puro incondizionato AMORE, danzano riempendo l’abitacolo di Luce e profumo di freschissime rose. All’interno dell’Atomo, un SOLEORO vivo, rotea pulsando lentamente, emettendo onde di LUCE CONSAPEVOLE...
Miriam, la Donna vestita di Sole, intona un CANTO seguita da Mahel e Kalsha. Un’ineffabile melodia si espande nella Sala. La melodia assume toni sempre piu’ alti, fino a trasformarsi in sfere sonore pulsanti che a loro volta, posatisi sull’apice dei loro capi, assumono colori unici e precisi. Sul capo di Miriam la sfera pulsa di azzurro cielo, sul capo di Mahel, oro e diamante e sul capo di Kalsha, vibra di un verde smeraldo splendente. Un tripudio di colori estatici, fluttua nella Sala Regina dell’astronave; il Canto pervade tutto di GIOIA!!, sui volti di Mahel, Miriam e Kalsha, il sorriso lascia spazio ai loro denti bianchissimi e lucenti; i loro occhi, squarci profondissimi d’Amore, brillano di dolcezza, il colore dell’ambra pura, circonda le loro pupille; tre Cuori fusi in UNO; il CUORE CRISTICO.
Maria Maddalena, raccoglie fra le braccia le ginocchia, si asciuga le lacrime e il naso sulla manica del vestito, come quando era una bambina e si isolava nei suoi pianti sommessi. Si... si sente proprio come allora...una bimba sola, nello sgomento dell’abbandono e delle sevizie da parte “dell’orco”, suo padre; rivede il volto di sua madre, rosso ed emaciato per le botte subite dal marito, annusa con le nari il puzzo d’alcool che usciva dalla sua bocca quando si avvicinava alla sua guancia lasciandole la saliva collosa di un bacio mai dato fino in fondo...e risente la sua voce roca e biascicante:” Maddalena, sventurata creatura mia, bevi un goccetto con me, ti aiutera’ a non piangere, a dimenticare questa madre indegna... e le sevizie della bestia che abbiamo in casa. Il mio amore malato verso quest’essere spregevole, ha assoggettato totalmente a lui la mia volonta’...guarda creatura mia infelice, non commettere mai il mio stesso errore!!...Impara a vendere molto caro il tuo corpo a queste bestie che si fanno chiamare uomini! non darti solo in pasto a loro come fa tua madre...come putrida carne in cambio di botte e perversioni...sfruttali, assoggettali, distruggili questi animali!...” L’eco della voce di sua madre si perde nel vuoto..Maddalena si porta le mani alle orecchie e: “Bastaaaaaaaaaa!”.
L’urlo dalla gola di Maddalena non riesce piu’ a fermarsi..la sua mente sembra scomporsi in mille pezzi; velocissime immagini, si sovrappongono nei suoi pensieri, come una giostra impazzita; la sua mente non riconosce piu’ alcuna idendita’ di se stessa. Il corpo di Maddalena si alza e comincia una folle corsa verso il nulla della morte, che essa anela, come la salvezza dalla sua condanna..ma ella non sente le gambe che corrono.. si percepisce in una marmorea immobilita’, mentre di contro, tutta la sua fisicita’ turbina in un movimento folle ed inarrestabile; dalle sue labbra si apre una supplica: “Sorella morte.. tu, almeno tu, accoglimi nella tua eterna notte, costringimi a non sentire piu’ la vita che mi distrugge..tu.., almeno tu aiutami...” (continua)

Maria Sion Crucitti © Riproduzione Riservata Teatro di Atlantide“.
Io Maria Sion Crucitti dichiaro, sotto mia responsabilita', che fatti, personaggi e luoghi del libro “Maddalena e il Pescatore”, sono del tutto casuali”.
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